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Cuore vichingo: capitolo 41

Nei pressi del villaggio di Birka

Un manipolo di uomini se ne stava seduto intorno a un fuoco scoppiettante con gli occhi puntati sulle lame scheggiate che necessitavano di cure e le mani impegnate nella loro ricostruzione. Un guerriero dallo sguardo buio e il volto graffiato dalla violenza della battaglia emise un ringhio sommesso che catturò all’istante l’attenzione dei compagni.
“Cosa succede, Brid?” domandò il giovane Sel che gli era seduto accanto.
“Sono stanco di attendere”, rispose lanciandogli uno sguardo sfuggente, “non sono nato per stare fermo.”
“Nessuno di noi lo è”, replicò l’altro, “ma non spetta a noi decidere.”
“Spetterebbe al capo, lo so, ma quel pusillanime dopo Helgö è sparito.”
“Dovresti darti una calmata, Brid”, lo ammonì il più anziano del gruppo, “alcuni sono morti per molto meno.”
“Che ci provi”, ringhiò prima di sputare sul terreno, “ho proprio voglia di combattere.”
“Ma non ti conviene farlo con lui”, gli suggerì il vecchio passando una mano sulla benda che gli copriva l’occhio destro, “è un avversario difficile.”
“Perché siete tutti così mansueti quando si tratta di quel codardo?”
“Perché lo è meno di quanto pensi.”
“Ci ha fatto attaccare Helgö di notte”, lo contraddisse Brid, furente, “e non una, ma ben due volte.”
“Non lasciarti ingannare dalle sue scelte, Edgar ragiona in modo inconsueto, ma non è un folle. Sa cosa vuole e come ottenerlo” aggiunse il vecchio.
“Garel, cosa stai dicendo? Voleva Helgö per governare le tratte dei commerci e alla fine l’ha distrutta. Io credo che abbia solo le idee confuse.”
“Non le ho confuse”, tuonò la voce di Edgar, “ho solo compreso che quel villaggio non aveva più nulla da offrire.”
“Capo!” si alzarono gli uomini. Solo Brid rimase seduto con la mano sull’elsa, consapevole che le sue parole fossero state il chiaro segno di una insubordinazione, la quale meritava una punizione esemplare.
“Non tenti neanche di adularmi?” domandò Edgar guardando il guerriero seduto.
“Non servirebbe”, replicò alzandosi con movimenti lenti e carichi di tensione, “e comunque non rinnego ciò che ho detto.”
I muscoli del volto di Edgar si tesero in una smorfia beffarda, la quale si rifletté anche nel nero dei suoi occhi. “Hai ragione, non servirebbe.”
“Sono pronto per combattere” dichiarò Brid a denti stretti, ma con la baldanza tipica di chi ha il carattere forgiato da innumerevoli battaglie.
“Non ho intenzione di battermi con te” fu la risposta sorprendente del capo. Una risposta talmente improbabile che persino Garel non riuscì a celarne la sorpresa. Egli aveva perso un occhio per molto meno.
“Hai paura?” incalzò Brid, galvanizzato da quelle parole.
“Certo che no”, rispose Edgar avvicinandosi alla fiamma, “ma al momento ho bisogno di uomini coraggiosi. E devo ammettere che tu fegato ne hai da vendere.”
“Non ho più intenzione di precederti”, rispose il guerriero con diffidenza, “saresti capace di pugnalarmi alle spalle.”
“Sì, lo sarei”, confermò senza un minimo d’amor proprio, “ma non lo farò. Quello che andremo a fare è in assoluto una delle azioni più audaci che sia mai stata fatta e ti voglio al mio fianco.”
Nell’udire quelle parole Garel non si trattenne. “Stai diventando un debole, per caso?” ruggì offeso. “Un tempo non avresti permesso che sopravvivesse alle sue parole.”
“Un tempo non avrei neanche lasciato te in vita, dopo le tue ultime parole, eppure lascerò vivere entrambi.”
“Quel è il piano, capo?” domandò Sel.
“Finalmente qualcuno che sa cosa dire”, sogghignò Edgar mettendosi a sedere su uno dei tronchi, “ho intenzione di prendere Birka.”
“Stai inseguendo ancora la giovane Amundottir?”
“Certo che no”, negò con convinzione, “voglio Birka perché adesso è il centro nevralgico dei commerci. Voglio solo il meglio.”
“Quando vuoi attaccare?” domandò Garel con interesse. L’idea di entrare in azione lo aveva rinvigorito all’istante.
“Appena arrivano i rinforzi”, spiegò sollecito, “quindi tenetevi pronti e risparmiate la furia per la conquista del villaggio. Birka sarà nostra.”

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