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Cuore vichingo: capitolo 44

Camminando verso Staraja Ladoga

“Cosa sta succedendo?” tre parole pronunciate con una tale fermezza da bloccare persino il battito dei loro cuori.
I due sciolsero l’abbraccio e in simultanea puntarono lo sguardo sul capitano di quella spedizione.
“Helka, si può sapere cosa stai facendo?” continuò, visto che non aveva ottenuto risposta al primo quesito.
“Quello che avevi intenzione di fare tu” replicò la bionda con sicurezza, non appena scorse l’amica alla spalle del fratello.
“E questa che risposta sarebbe?”
La giovane sospirò senza scomporsi. “Puoi evitare di mostrarti tanto sconvolto, per cortesia, è ridicolo.”
“Helka!”
“Erik!” gli fece eco, tranquilla. “Se vuoi parlare sono disposta a farlo, ma ti prego di non essere ipocrita. Siamo rimasti soli e…”
“Potete lasciarci soli” la interruppe il guerriero guardando prima Maya poi Liut.
Entrambi annuirono prima di allontanarsi in silenzio, ma Liut strinse la mano della bionda con la chiara intenzione di darle sostegno. In risposta lei gli sorrise per rassicurarlo.
Si sentiva fortemente serena.
Una volta soli, Erik le si avvicinò per abbassare la voce e parlarle in confidenza ,“Si può sapere perché ti comporti da incosciente?”
“Quella che per te è incoscienza, per me è indipendenza.”
“Cosa vuoi dire?”
“Che sono stanca di comprimere le emozioni, Erik. Da quando nostra madre e Kal sono morti, ho un vuoto nel petto che non riesco a colmare. Sono cambiata, sia nel corpo sia nel cuore, e non voglio più aspettare di fare le cose per bene.”
“Avresti dovuto sposarlo quando ti è stato proposto” l’accusò senza rabbia.
“Sì, avrei dovuto, ma in quel momento ero sciocca e non lo conoscevo.”
“Non posso lasciare che tu commetta un errore” rivelò sincero.
“E quale sarebbe l’errore?” lo incalzò, seria.
“Giacere con lui senza le dovute precauzioni” parlò con onestà, e nonostante l’intimità dell’argomento, nessuno dei due sembrava provarne imbarazzo.
“Tu cambi donna di continuo, perché per me dovrebbe essere diverso.”
“Perché sei mia sorella”, replicò prendendo le mani tra le proprie, “non posso ignorare la tua condizione di donna nubile.”
“Liut è un uomo onesto”, dichiarò con grinta, “sono sicura che manterrebbe fede alla parola data e mi sposerebbe ugualmente.”
“E se morisse in guerra”, ipotizzò senza mezze misure, “cosa faresti a quel punto?”
“Ne morirei” confessò abbassando lo sguardo alle mani strette davanti a sé.
“Ascolta, ti chiedo solo di non commettere imprudenze fino al rientro.”
“Va bene” assentì, anche se farlo significava rinunciare alle sensazioni piacevoli che le inondavano il corpo ogni volta che Liut le era accanto.
“Ti assicuro che farvi sposare sarà il mio primo pensiero” la tranquillizzò con un mezzo sorriso.
Helka sollevò le iridi per puntarle in quelle di lui, “E Maya?”
“Maya cosa?” replicò, confuso.
“Che intenzioni hai con lei?” volle sapere la ragazza.
“Non ne abbiamo parlato” ammise passandosi una mano tra i capelli corvini. Percependo all’istante il biasimo in quello sguardo trasparente.
“Non puoi ignorare la sua condizione di donna nubile” ripeté lei senza ironia, ma solo con tanta preoccupazione.
“Non le ho fatto nulla che non volesse” si giustificò lanciando uno sguardo alle proprie spalle per scorgere la rossa, ma era completamente soli.
“E se tu morissi in battaglia?”
“Stai usando le mie parole per colpirmi” l’accusò irritato, consapevole che quella rabbia fosse verso se stesso e non contro di lei.
“Maya è importante per me”, chiarì Helka senza indecisioni, “e non voglio che soffra.”
“Non accadrà.”
“Non puoi saperlo” ribatté decisa.
“Lo so, invece.”
“No che non puoi. Tu ragioni con l’istinto non con la mente.”
“Non le farò del male” spiegò deciso più di lei.
“Sì, invece, accadrà perché volete cose diverse” contestò Helka irrigidendo la mascella, “ed io le voglio troppo bene per vederla soffrire a causa tua.”
“Anche io” confessò d’istinto, e quelle parole spazzarono via qualsiasi possibile contestazione.

Carissime guerriere e guerrieri, qui la questione si fa seria. ❤

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