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Cuore vichingo: capitolo 46

Carissimi history lovers, buon momento!

Camminando verso Staraja Ladoga
Quando Erik ed Helka tornarono all’accampamento trovarono i membri di quella spedizione completamente addormentati. Gli occhi dei due fratelli sorvolarono quei corpi in cerca della persona che aveva conquistato i rispettivi pensieri e, mentre la giovane trovò subito il suo Liut seduto con la schiena appoggiata a un tronco e gli occhi sulla fiamma, Erik si stupì di non vedere la rossa al suo fianco. I due si avvicinarono al giovane, ma fu il comandante a parlare per primo. “Dov’è Maya?”
“Aveva bisogno di camminare” rispose Liut guardando prima lui poi lei.
“E l’hai lasciata andare da sola?” si irritò d’impulso.
“Stiamo parlando di Maya”, replicò sereno, “non conosco una sola persona che le possa dire cosa fare.”
“Da che parte è andata?” incalzò Erik, consapevole che il ragazzo avesse ragione.
“Di là” indicò la direzione con il mento e il guerriero si mosse subito per cercarla.
La trovò distesa per terra accanto a un piccolo fuoco poco distante dall’accampamento. Aveva le braccia intrecciate sotto la testa e il viso rivolto al cielo decorato con punti lucenti.
“Posso chiedere perché sei qui?” le domandò quando fu abbastanza vicino per non urlare.
“Avevo bisogno di stare un po’ da sola” gli rispose girando solo il volto nella sua direzione.
“Perché?”
“Ho sentito quello che hai detto a Helka” confessò senza giri di parole.
“Cosa di preciso?” inquisì, sedendosi al suo fianco.
“Le hai consigliato di non giacere con Liut finché non fosse diventato suo marito.”
“Pensi sia stato un suggerimento sbagliato?”
“No.”
“Allora cosa c’è che non va?”
Maya si girò sul fianco, sollevò il busto sostenendo la testa sul braccio piegato e lasciò che la cascata color fuoco le circondasse il viso. A quella visione Erik riuscì a pensare solamente a quanto fosse bella, così dov’è impegnarsi molto per non divagare con i pensieri e concentrarsi sul discorso.
“Non c’è nulla di sbagliato nelle tue parole, è giusto che tu voglia proteggerla.”
“Pensi sia stato ingiusto con te?”
“Non abbiamo fatto nulla che non volessi” replicò usando le stesse parole dette da lui e in qualche modo riuscirono a farlo sentire nuovamente colpevole, perché nonostante non l’avesse ancora posseduta, in un’occasione ci era andato alquanto vicino.
“Però sei arrabbiata”, suppose, “altrimenti non avresti avuto motivo di voler stare da sola.”
“Non sono arrabbiata”, sorrise con dolcezza, “ho sempre saputo che per noi il matrimonio era irrealizzabile, anzi, non l’ho mai voluto.”
“Allora perché sei triste? Lo leggo dei tuoi occhi.”
“Lo sono perché ho pensato all’eventualità che tu morissi in battaglia e quello sì che sarebbe un torto nei miei confronti”, confessò mettendosi a sedere dinanzi a lui, “ho perso così tanto, Erik, ma tu…” tacque abbassando lo sguardo.
“Io cosa?” s’interessò sollevandole il mento per guardarla nuovamente negli occhi.
“Lascia stare, è ora di dormire” si divincolò per tornare a sdraiarsi, ma lui la trattenne.
“Io cosa?” ripeté cercandone gli occhi. “Dimmelo.”
“Non vuoi sentirlo.”
“Ci siamo promessi di essere sinceri” le ricordò con dolcezza.
Maya tornò a guardarlo in viso e per un breve istante si morse il labbro inferiore, combattuta.
“Mi sono innamorata di te”, soffiò dopo un lunghissimo momento di silenzio, “so bene quanto sia sbagliato e assurdo, ma l’idea che ti possa accadere qualcosa mi fa mancare il respiro.”
Quelle parole furono accompagnate da uno sguardo umido d’emozione e ricevute da uno disorientato e avvinto.

Guerriere e guerrieri siamo arrivati alla dichiarazione, chissà cosa risponderà il valoroso Erik. Secondo voi? Alla prossima!

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