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Cuore vichingo:capitolo 46

Camminando verso Staraja Ladoga

Il mattino seguente era giunto con la consueta quiete e, Maya, non aveva potuto evitare di alzarsi prima degli altri per muovere qualche passo, raggiungere il ruscello e sciacquare il viso in cerca di sollievo. La sera precedente, dopo la deleteria dichiarazione, Erik si era allontanato in silenzio e, da quando avevano ripreso il cammino, sembrava che tra i due ci fossero giorni di distanza.
Sono stata una stupida! Si ammonì mentalmente guardando le spalle ampie del comandante. Sapevo che si sarebbe allontanato se lo avesse saputo e gliel’ho detto ugualmente. Mi merito di stare sola!
“Ehi, cosa succede?” sentì chiedere da una voce amica.
Volse solo lo sguardo su Helka e accennò un sorriso tirato. “Ho rovinato tutto, ecco cosa succede.”
“Cosa avresti rovinato?” chiese con interesse.
“Il mio rapporto con Erik.”
“Che cosa è successo?” incalzò prendendole la mano per fermarla e guardarla negli occhi.
“Gli ho detto che lo amo”, confessò sprezzante, “secondo te si può essere più stupidi?”
“Non capisco perché ti agiti tanto”, contrappose l’amica, “non credo sia stata una sorpresa per lui, lo sa da quando eri una bambina” sorrise.
“Adesso è diverso”, si lamentò a bassa voce, “ora non mi vede più come la piccola Maya.”
“E allora?” si strinse nelle spalle l’amica senza capire. “Dovrebbe solo sentirsi onorato di ricevere il tuo amore.”
“Non essere tu, la sciocca adesso”, l’ammonì bonariamente ricominciando a camminare per non perdere il gruppetto, “lo sai che non vuole sentirsi legato.”
“Se non lo desiderava”, precisò la bionda con decisione, “avrebbe dovuto lasciarti stare. Sapeva bene che tipo di donna sei.”
“No, non lo sa”, replicò seria, “io per prima sono rimasta sconvolta dalle mie parole. Ero convinta di poter vivere il momento senza troppi drammi, invece, ho fatto un disastro.”
“Dovremmo essere arrivati”, tuonò la voce di Erik cancellando ogni altra parola, “io e Liut andremo a controllare, mentre voi rimarrete qui. Fate attenzione.”
Senza dire una sola altra parola o uno sguardo in direzione della rossa, Erik si avviò seguito a ruota dal giovane Edgarson.
L’attesa fu più breve di quanto aveva immaginato, tanto è vero, che solo dopo poco tempo videro ritornare Liut con un viso sorridente.
“Siamo nel posto giusto”, informò la cognata con un sorriso, “e Galdfar è disposto ad aiutare.”
All’istante gli occhi di Kadlin assorbirono la luce del giorno diventando radiosi.
“Erik dov’è?” chiese Helka, dando voce ai pensieri dell’amica.
“Ha detto che doveva fare una cosa.”
“Che cosa?” incalzò la bionda con confusione.
“Mi dispiace, tesoro, ma non sono così importante per tuo fratello da informarmi sui suoi progetti” ironizzò con un sorriso.
“Ma è rimasto con Galdfar per gli accordi?”
“No”, rispose confuso, “è andata dalla parte opposta alla mia.”
“Non ti ha detto nulla?” continuò la bionda come se il giovane non avesse parlato.
“No”, sospirò il ragazzo, “ma se la smetti di fare domande, possiamo entrare nel villaggio e tu potrai chiederglielo direttamente.”
“Lo farò, stanne certo” annuì iniziando a camminare e trascinandosi dietro l’amica che quel giorno sembrava irriconoscibile.
“Sembri impazzita” le fece notare Maya quando ebbero ripreso il cammino.
“Ti sbagli, mia cara, sono furiosa e, da amica, faccio quello che sembri intenzionata a non fare.”
“Cosa?” si allarmò confusa.
“Combatto” rise, continuando a muoversi con passo spedito.

Carissimi guerriere e guerriere ci siamo quasi oramai.

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