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Cuore vichingo: capitolo 47

Staraja Ladoga

Il villaggio di Galdfar era un piccolo gioiello nascosto al centro di una radura, la quale fungeva da protezione su tre lati mentre il quarto, che affacciava sul fiume Volkov, era difeso da una ripida parete rocciosa. L’accoglienza da parte del guerriero ormai variago fu ineccepibile e, in breve tempo, quasi ogni membro della spedizione proveniente da Birka trovò riposo. Nonostante l’ora tarda e la naturale stanchezza, Maya non riusciva a prendere sonno. Il giaciglio offerto era comodo, eppure, la mente era un vulcano di quesiti senza risposta. Primo fra tutti: Dove sei finito Erik?
Furiosa con se stessa per la confessione inopportuna della notte precedente e per quella giornata trascorsa nell’inedia si girò su un fianco e trovò dinanzi ai suoi occhi il volto sereno dell’amica.
Inspirò piano, deglutì a vuoto con l’intenzione di far defluire la morsa di amarezza che le aveva avvinghiato lo stomaco e lentamente si mise seduta. Con quell’agitazione avrebbe rischiato di svegliarla e non lo meritava. Stremata dai dubbi e dal senso di vessazione si alzò per uscire all’esterno. L’aria fresca della sera le pizzicò il viso e le causò un brivido che decise di scacciare muovendo alcuni passi così, stando attenta a non fare rumore, afferrò la torcia affrancata alla parete dell’abitazione e cominciò a camminare sul sentiero ricavato tra le lunghe dimore in legno.
Ogni passo in direzione del corso d’acqua di cui le avevano parlato era un sollievo per la sua anima inquieta. Proprio come il fascio di luce che si faceva strada tra le fronde oltre l’ultima barriera in legno. Varcò la delimitazione ritrovando davanti ai suoi occhi uno spettacolo incredibile. L’acqua scura e mossa del fiume riverberava grazie al bagliore lunare, facendolo luccicare quasi come se ci fossero tante piccole stelle incastonate al suo interno. Le stesse meraviglie che poteva scorgere nel cielo sopra di sé e che guardò proprio in quel momento.
“Maya cosa ci fai in giro a quest’ora?” si sentì riprendere da una voce fin troppo familiare per spaventarsi.
“Avevo bisogno di prendere un po’ d’aria” spiegò cercandolo nella penombra. Lo trovò poco giù, sulla parete rocciosa, a torso nudo e i capelli imperlati d’acqua come la sua persona.
“Dovresti smetterla di farlo. È pericoloso.”
“So difendermi” troncò ogni sua protesta spostando lo sguardo all’acqua dove sicuramente lui si era lavato.
“Non ho voglia di discutere”, replicò arrampicandosi per l’ultimo tratto prima di fermarsi al suo fianco, “non voglio più farlo.”
“Allora ti consiglio di continuare a evitarmi proprio come hai fatto oggi” ribatté sforzandosi di guardarlo negli occhi, ma la tentazione di lasciar scivolare lo sguardo sui suoi muscoli definiti era talmente forte che si ritrovò a spostarlo altrove.
“Non ti ho evitato”, negò trafficando con la casacca, “sei tu che stai evitando di guardarmi” specificò senza trattenere il sorriso.
“Pensi sia divertente prenderti gioco di me?” reagì guardandolo torva e, per quello, scoprì che fosse nuovamente vestito.
“Non l’ho mai fatto.”
“Ah no?” ribatté piccata. “Ridere di me come lo chiami?”
“Io non rido di te”, precisò, “e comunque dobbiamo parlare di questo tuo assurdo desiderio di indipendenza.”
“Non c’è nulla da dire” lo contestò incrociando le braccia al petto.
“Sì, invece”, ribatté con un divertimento mal trattenuto, “non posso permette alla mia donna di andarsene in giro in piena notte.”
“Non sono la tua donna” chiarì, anche se farlo le costò un’immensa fatica. “Io dico di sì”, rise senza volerlo più nascondere, “perché ho deciso che sarai mia moglie.”

Carissime guerriere e guerrieri, qui la questione è seria 😀

AVVERTENZE: QUESTO ROMANCE NON RESTERA’ SUL BLOG PER SEMPRE. Una volta terminata la versione blog (senza scene calde e altro) il testo subirà l’editing e sarà pubblicato nella versione completa su Amazon. Chi desidera leggerlo ora si affretti, chi vorrà leggerlo poi, grazie. Alla prossima!

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