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Istantanea n.185-186-187

Buon inizio settimana!

[185]

«Le vostre accuse sono senza alcun fondamento» tentò di difendersi, lanciando uno sguardo alla madre in cerca di sostegno.
«Trovi?» rise beffardo.
«Non vi mentirò dicendo che non ci sia stato un avvicinamento con un gentiluomo sassone, ma non è come credete.»
«E com’è allora?» s’intromise la madre zittendo il marito con un tocco leggero sul di lui braccio.
«Ci siamo innamorati» confessò con sincero trasporto.
«Certo», ruggì il padre con disprezzo, «immagino quanto amore possa aver dimostrato un impomatato qualunque pur di ingraziarsi la reggente.»
«Vi sbagliate, padre, egli non ha bisogno di alcun sostegno. Semmai sono io a ricevere vantaggi dalle di lui attenzioni.»
«Non mi sembra, visto che sei qui.»
«Padre, vi prego, lasciatemi…»
«Sono talmente deluso dal tuo comportamento che fatico a guardarti» la interruppe alzandosi dalla sedia per raggiungere la finestra e guardare l’esterno.
«Padre» mormorò Chiara trattenendo a stento le lacrime, sentendo l’infelicità imporporarle le gote. Non avrebbe mai voluto deludere le sue aspettative, egli era sempre stato un buon genitore.
L’uomo non rispose e la figlia si rivolse nuovamente alla madre, «Madre, ricordate il contenuto della mia lettera?»
La donna annuì comprendendo subito a quale si riferisse.
«L’uomo in questione era ed è il Reggente.»
«Francesco Saverio Wettin?» domandò per conferma.
La domanda catturò l’interesse dell’uomo che si volse a guardare la figlia per vederla assentire.
«Come hai potuto cedere alle lusinghe di un uomo di rango tanto elevato? Sapevi bene che per lui saresti stata solo un diletto. Non c’è alcun futuro per voi.»
«Non dovrebbe», precisò, «ma lui ha promesso di sposarmi.»
*****

[186]


«Non essere sciocca», l’ammonì di rimando, «sei stata istruita meglio di così.»
«Non sono stata raggirata da lui, egli è un uomo d’onore.»
«Onore», reiterò con ironia, «non mi sembra ci sia qualcosa di onorevole nell’averti cacciata.»
«Non mi ha cacciata, perché non volete capirlo?»
«Tu sei qui e lui è a Dresda», le spiegò senza abbellire la realtà, «dunque ti ha cacciata. Ti ha marchiata e abbandonata. Questo è quello che percepisco io e non solo, le corti d’europa penseranno questo di te. Mia figlia. Il mio vanto.»
«Padre…»
«Vattene», la zittì con furia, «esci da questa stanza, adesso.»
*****

[187]

Francesco Saverio osservava la propria famiglia senza realmente vederla perché, mentre gli occhi erano posati sui loro volti allegri, la mente era altrove, persa tra intimi drammi.
«Siete silenzioso, Vostra Grazia, tutto bene?» domandò Dorotea Finz facendosi aria con il ventaglio, mentre le palpebre si muovevano a un ritmo inusuale.
«Meravigliosamente, bene» mentì con sapienza, spostando lo sguardo sulla giovane posta dinanzi a lui.
La figlia del duca lo guardava con evidente ammirazione e i di lei intenti gli furono talmente chiari che si rabbuiò all’istante.
«Perdonate, ho degli obblighi che mi reclamano» dichiarò balzando in piedi e, senza attendere alcuna parola, uscì dal salottino in cerca di un po’ d’aria.
*****

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