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Il cantastorie di Eboli

Carissimi History lovers, buon momento!

In occasione dell’anniversario della nascita di Giuseppe Scarpa, ho deciso di raccontare un po’ di lui e della sua storia.

Chi è Giuseppe Scarpa?🤔

Giuseppe Scarpa era uno scrittore e viene ricordato per aver scritto poesie e aver raccontato tante storie, dall’età di quindici anni alla sua morte.  Nacque a Eboli il 5 settembre del 1946 e morì a Salerno il 11 dicembre del 2018. Tra le sue opere si menziona la Saga sugli Scorzamaurielli, un’avventura fantasy nel suo stile, Tempora Pestis, un romanzo storico ambientato nella sua Eboli del 1656, La rivolta d’agosto, un fanta-politico, Crash man, un distopico coi fiocchi, vincitore anche del premio Wattys 2017 e Alla ricerca del Flagello nascosto, un romanzo d’azione a tema storico. Durante la sua vita fu tante cose, tra cui un marito divertente e un padre ricco di entusiasmo e fantasia.

Chi mi segue da un po’ più di tempo sa che l’anno scorso è morto mio papà. Una malattia rapida se lo è preso e portato via, lasciando un grande vuoto, ovviamente, e in sospeso una miriade di progetti, suoi e nostri. Immagino abbiate capito che Giuseppe Scarpa è mio padre. Dico è, perché il fatto che sia morto non cambia questo particolare.
Comunque…
Sarebbe entusiasta di avere un posto nel mio blog come ospite d’onore, se solo non fosse morto così presto, lo avrei invitato per parlare della peste del 1656. Avevamo scritto due romanzi complementari. Era una cosa carina. Era bello condividere con lui la passione per la Storia, per il Far West e per la scrittura. Lui è stata la mia prima guida, il mio più grande critico e il mio più grande sostenitore. Manca terribilmente.
In paese lo chiamavano il cantastorie (perché ne raccontava tante) o il poeta. Ed è ancora così che lo ricordano tutti. ❤

Bando alle ciance

Tra i progetti in sospeso c’era la seconda pubblicazione della saga sugli Scorzamaurielli. (Lo stavamo editando)

Pubblicare Crash Man e Alla ricerca del Flagello nascosto

Completare il distopico che stavamo scrivendo a quattro mani su Wattpad. (da quando se ne andato non ho più scritto una riga che sia una. La sua parte poi, da completare, è molto più difficile. Non so se sarò mai in grado di completarlo, ma ci proverò per coloro che aspettano la conclusione)

Non so cosa riuscirò a fare. Non so se io debba concludere ciò che avevamo iniziato o lasciare tutto come è. Non lo so proprio. Secondo voi?

Nel frattempo… un assaggio della sua opera.

Estratto dalla Saga degli Scorzamaurielli.

In questo libro voglio raccontarvi solo la mia storia.
Un viaggio ai limiti del possibile, che mi ha coinvolto, conquistato e reso ciò che sono.
Quella che leggerete potremmo definirla un’avventura fantastica eccezionalmente reale, quindi, preparatevi a vivere attraverso i miei ricordi, l’incredibile esperienza nell’incantato mondo degli Scorzamaurielli, un popolo magico dalle doti molto più che umane, capace di insinuarsi nei cuori delle persone e vivere con loro in eterno.
Non vi rubo altro tempo perché li scoprirete leggendo, ma ne approfitto per augurarvi buona lettura.
Ah! Dimenticavo, un saluto super speciale alla bellissima e lavoratrice scorzamauriello, Akilia, me l’ha chiesto espressamente prima che cominciassi a scrivere e, a lei, non riesco proprio a dire di no.
Un caro saluto, Giovanni Meola.

Altro estratto.

La vidi tra l’erba, quando mi tersi il pianto, pareva una biglia di vetro. Pensai che appartenesse a Elvira e decisi che l’avrei portata a casa. Allungai la mano, la toccai, ma non riuscii a sollevarla, cominciò a crescere, diventò quanto la mia mano e continuò a crescere senza che potessi fermarla.
Mi spaventai e tentai di mollare la presa, ma niente: sembravo incollato a essa, che in quel momento non era più una semplice biglia e, inevitabilmente, fui preso dal terrore. Mi guardai intorno: la scarpata appariva più alta di come la ricordavo e mi sembrò enorme perfino la roccia, dove si era schiantata Elvira. Dopo un tempo che non seppi quantificare, finalmente potevo muovermi di nuovo, così supino guardai in alto. Non capivo che cosa stesse accadendo, ogni cosa intorno a me s’ingigantiva e la follia di quella constatazione mi destabilizzò, ma credevo non ci fosse altra spiegazione, invece c’era: ero io che mi stavo rimpicciolendo. Ricordo che urlai tutto il mio terrore fino a sentire la gola bruciare e i muscoli pungere dalla tensione.
Cercai di calmarmi ricorrendo alla logica. Il pensiero che maggiormente si affacciava alla mia mente instabile era che fossi diventato pazzo e, in quel momento ,niente mi faceva intendere il contrario.
“Olà! Ehi? Uhi!” Sentii una voce alle mie spalle. Mi voltai sicuro che si trattasse del frutto della mia pazzia, invece no, lo vidi e strabuzzai gli occhi.

Perdonate se sono stata sentimentale oggi, ma se lo meritava.
Alla prossima!

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