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🎁🎁🎁

Carissimi history lovers, buon momento!

Siate sinceri: quanto vi mancano i miei articoli storici sensati?
Tantissimo, lo so e giuro che tornerò. (ho fatto anche la rima 🤣)
Scherzi a parte, in quest’ultimo periodo sono stata risucchiata da un lavoro che ha chiesto più tempo ed energie del previsto, ma oramai è finito ed io posso tornare ad assillarvi. Tuttavia, mi prendo ancora un giorno di ferie perché è il mio compleanno.

Tanti auguri a me!🎁

Indi per cui... siccome non posso ancora raccontarvi come è stata la mia grandiosa festa di compleanno🤣, vi lascio dare una sbirciatina al quattordicesimo di Maria Amalia Wettin.

P.S.: Vi è andata bene che non ho fatto un articolo su di me 🤣🤣🤣

Napoli, 24 novembre 1738
Seduta alla toeletta la Regina ammirava il proprio riflesso con una nota di sollievo. Finalmente il pallore aveva lasciato il campo a un salutare colorito e le persistenti occhiaie che le contornavano gli occhi da quando era partita da Pillntz, erano svanite del tutto. Dopo un principale malessere, la sua salute era tornata nella norma e ora poteva anche contare su qualche chiletto in più, aggiunto nei punti giusti. No, le forme femminili tanto agognate ancora non erano sopraggiunte, ma si intravedeva un accenno di femminilità che non poteva fare altro che farla ben sperare.
«Sembrate particolarmente allegra, oggi!» esordì Anne alle proprie spalle, mentre osservava il lavoro di Charlotte.
«Lo sono davvero», confermò con un sorriso travolgente, «credo di non esserlo mai stata tanto.»
«A cosa dobbiamo l’onore?»
«Oggi compio quattordici anni. Il mio sposo ha organizzato un grande ballo in mio onore e sono guarita. Non trovate che questi siano tanti validi motivi per essere felice?»
«Concordo» annuì la dama mentre le sistemava un ricciolo al posto della cameriera. «Siete incantevole!»
Amalia si alzò con l’eleganza che la contraddistingueva per lisciare le gonne dell’abito scelto per quell’occasione. Un’ampia gonna di taffetà dai colori pastello digradava dal blu cobalto all’azzurro cielo dove incontrava il corpetto bianco impreziosito da fiori celesti ivi applicati. Lo scollo quadro, ornato di pizzo, mostrava il lungo ed esile collo abbellito da una collana in oro e zaffiri: prezioso regalo del marito. I capelli biondi erano stati raccolti in un’acconciatura morbida che lasciava liberi alcuni boccoli a sfiorarle le spalle. Il volto dall’ovale perfetto era rosa e in esso spiccavano gli occhi chiari e luminosi, il naso sottile con la lieve gobbetta e le labbra morbide atteggiate a sorriso.
Sì, sono davvero graziosa! Pensò, dandosi un’ultima occhiata allo specchio. Spero tanto che lo pensi anche lui.
Per impegni inderogabili non si vedevano da ben sei giorni e l’unico suo pensiero era quello di piacergli o meglio, di mozzargli il respiro come lui riusciva a causarle ogni volta.
Ad attenderla oltre l’uscio dell’appartamento trovò proprio il marito: bello ed elegante nell’abito dalle tonalità simili alle proprie. Lo sguardo di ammirazione che si dipinse sul di lui volto non fece altro che imporporarle le gote di accesa gratitudine e non le riuscì di nascondere il piacere che le causò quella visione.
«Siete un vero incanto, mia regina!» sussurrò a fior di pelle prima di posare il consueto bacio sulla mano della moglie. Con lei non eseguiva mai un perfetto baciamano, preferiva indugiare sulla sua pelle profumata per un contatto più intimo, seppur leggero.
«Anche voi siete egregio» rispose con una risata argentina, troppo felice per poter apparire boriosa.
Carlo rispose al sorriso con una gioia che gli arrivava agli occhi rendendoli brillanti. Non riusciva a credere che tanta allegria e meraviglia appartenessero alla propria sposa. Alzò il braccio tenendo il gomito piegato e glielo pose, ella appoggiò la mano sopra quella di lui e si incamminarono lungo gli ambienti sapientemente illuminati. Quando raggiunsero l’ingresso principale in attesa dell’annuncio, si fermarono per scambiarsi uno sguardo complice e carico di sentimento.
Un ossequioso silenzio si creò con il loro ingresso.
Il cuore di Maria Amalia mancò un battito quando ammirò la perfezione di cui era rivestita la grande sala. I lampadari in vetro erano interamente illuminati da candele e creavano un gioco di luci e ombre delizioso. Alle pareti, con decorati intrecci, vi erano fiori pastello e nastri di seta blu, mentre nel centro dei vari tavoli sparsi per il perimetro del salone, vi erano numerose composizioni floreali che inondavano l’ambiente con il loro profumo fresco e primaverile, nonostante fosse novembre inoltrato. Solo alcuni istanti dopo partì una melodia suonata al piano da uno dei migliori compositori del Regno, che donò subito all’ambiente quell’aria di festa di cui doveva essere investita.
«È meraviglioso, Carlo!» sussurrò con emozione, senza spostare lo sguardo dai Patrizi.
Nessuno mai aveva fatto un simile gesto per lei. C’erano stati dei balli, ma quelle occasioni non erano realmente in suo onore. Invéro, erano solo una scusa per il re suo nonno di coltivare i favori dell’elettorato per il figlio.
«Credo non sia ancora abbastanza», replicò Carlo sempre sottovoce, «meritate molto di più.» Ruotò solo il palmo per stringerle affettuosamente le dita sottili e aggiunse: «Voi avete portato una tale gioia nella mia vita che non vi è per me modo di ricompensarvi.»
«Queste vostre parole sono quanto di più caro e prezioso potreste donarmi.»
Si guardarono nuovamente negli occhi e l’espressione che lessero l’uno negli occhi dell’altra era di totale trasporto e affetto. Uno scambio unico che pochi avrebbero potuto replicare.
«Vostra Maestà?»
Il richiamo del consigliere Bernardo Tanucci giunse come un suono fastidioso, ma era necessario per far proseguire la serata, altrimenti i presenti sarebbe rimasti immobili in attesa di un loro cenno.
Sorrisero entrambi in imbarazzo offrendo alla Corte un’immagine esclusiva e incomparabile. Poi, senza esitazioni Carlo annuì, e portò la moglie al centro della grande sala. Man mano che avanzavano si apriva un varco che finì per racchiudere i due reali in un cerchio perfetto.
«Siete pronta?» le chiese posizionandosi dinanzi a lei e, sempre sorridente, accennò un elegante inchino.
«Lo sono» confermò con una lieve riverenza prima di cominciare a muoversi con il ritmo della musica.
I movimenti dei coniugi erano leggeri e armoniosi con un connubio di carezze appena accennate e passetti certi. Una danza elegante fatta di distanze e riavvicinamenti, piroette e tocchi che si completavano con sguardi intimi e sicuri. Quello per Amalia fu il suo primo vero ballo. Se ne rese conto quando il cuore iniziò a batterle furioso nel petto non appena percepì la mano del marito sfiorarle la vita. Senza contare il brivido che le corse lungo il profilo della schiena quando fu tanto vicina da sfiorare il di lui corpo, anche se solo per un istante. Arrossì, ma non abbassò lo sguardo, anzi, indugiò in quegli innocenti contatti poiché ne provava un piacere selvaggio e gratificante.
Carlo le sorrideva in modo dolce eppur diverso.
Deglutì a vuoto mentre si lasciava trasportare dai movimenti che quelle note richiedevano e poco le importava se non fosse pronta ad adempiere ai propri doveri. In quel momento desiderava soltanto che quel ballo non finisse mai.

A domani!

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