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Envy: capitolo 1

Comincia un nuovo viaggio, history lover, quindi, buona lettura!

Regno Asburgico, 15 Luglio 1738
Mary Katrin era in piedi vicino alla finestra già da diverso tempo e, dallo stesso, non proferiva parola. Da quel rettangolo in vetro osservava il prato tagliato di fresco e le decorazioni disposte lungo il sentiero che collegava il portone all’elegante patio in marmo costruito dinanzi alla cascata artificiale, come se non li riconoscesse. Era apatica a tanto splendore e disinteressata a quello che stava per accadere.
«Signorina, sono pronti. Dovete scendere» parlò la cameriera dall’intaglio della porta.
La donna si volse a guardarla con sufficienza. Sospirò seccata, senza cercare di celare il fastidio e si guardò un’ultima volta allo specchio. L’immagine che quell’oggetto le rimandò era ostico per lei. In esso non riusciva a scorgere niente di interessante, nonostante tutti si ostinassero a dire che ella fosse il gioiello di famiglia.
A cosa si riferissero con quell’appellativo non le era mai stato chiaro e, mentre scendeva le scale per raggiungere la carrozza che l’avrebbe condotta in chiesa, le era ancora più confuso.
«Finalmente!» esclamò il fratello maggiore non appena la vide salire nel tiro da quattro. «Anche il giorno delle nozze di nostra sorella devi farti attendere?»
«Patrick, non infastidirmi!» brontolò con malagrazia. «Al contrario, dovresti ringraziarmi perché sto venendo.»
«Cerca di non rovinare la giornata, Katrin» la rimproverò l’uomo appoggiandosi allo schienale.
«Tranquillo, fratello, sarò falsa e ipocrita come sempre» replicò con un ghigno sfrontato, mentre si rilassava a sua volta sul sedile e incrociava le braccia al petto.
«Sei in grado di farmi venire l’emicrania con solo due battute» confessò l’uomo, massaggiandosi le tempie.
«Non te la prendere», lo rabbonì con palese ironia, «non è colpa tua se ti riesce difficile sostenere una conversazione con me.»
Il fratello sbuffò contrariato. La secondogenita di casa Lehen era capace di infastidire chiunque con la sua sola presenza tetra.
«Dovreste cercare di andare d’accordo», s’intromise Elisabeth, la più giovane del casato,«Annie si merita il nostro incondizionato supporto.»
«Non essere sciocca, Elisabeth» la redarguì la sorella maggiore con un lampo gelido negli occhi cerulei, «Annie non sta andando al patibolo. Sta per sposare un duca dall’indole gentile, che peraltro trova piacevole. Mi spieghi per quale ragione dovremmo supportarla?»
«A ogni modo affronterà un cambiamento», riprese la diciassettenne senza scomporsi, «pertanto, dovremmo essere gentili.»
«Certo, sarà un sicuro sconvolgimento per lei, poverina! Essere moglie di un nobile brav’uomo, poi, quale immane tragedia!» ironizzò, puntando gli occhi fuori dal finestrino.
«In effetti è stata fortunata», intervenne Patrick guardando Katrin con interesse, cercando di capire dalle micro espressioni del suo volto cosa pensasse davvero, «contrarre un tale buon matrimonio, alla sua età, prevaricando persino te e la tua palese astuzia, denota di certo carattere e intelletto.»
«Non credo che siano queste le doti che il duca abbia notato» reagì beffarda.
«Cosa intendi dire?» inquisì l’erede al titolo di conte con apprensione.
«Egli l’ha scelta per la remissività non per l’intelletto», chiarì puntando gli occhi in quelli cenere di lui, «Annie è facilmente malleabile, io sono tutt’altra donna.»
«Non siate crudele, Katrin, è pur sempre nostra sorella»intervenne Elisabeth con tono incerto.
«È la verità» sottolineò la maggiore non volendo cedere.
«L’invidia, mia cara sorella, è come la muffa. Una volta attecchita nell’animo, progredisce rapidamente facendo marcire ogni altra cosa» proruppe il fratello mentre lisciava un polsino ricamato e lasciò, che quelle fossero le ultime parole pronunciate, prima dell’arrivo in chiesa.

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Alla prossima!

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