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Envy: Capitolo 2

Carissimi history lovers, buona lettura!

Regno di Spagna, 1716
Il rumore prodotto dai pugni di Luis Cortez, sull’instabile porta di casa, creavano un’eco sinistra che riuscì a raggiungere il piccolo Luis Gabriel fin sotto al tavolaccio dove si era nascosto. Il legno della porta scricchiolò sotto quella furia fino a spalancarsi con un rumore sordo.
«Vieni subito qui» biascicò l’ordine, muovendosi nella stanza con passi incerti, mentre le mani rozze scaraventavano gli oggetti in aria.
«Ti ho detto», singhiozzò uno sbuffo di liquore, «di venire subito qui. Se ti prendo io… ti ammazzo!»
Il bambino, sei anni appena, tremò al suono di quella minaccia e gli mancò il coraggio di uscire da quel fatiscente rifugio.
«Conto fino a tre» rantolò l’uomo sollevando il tavolo e liberando il figlio.
Un ghigno diabolico modellò quel volto familiare, prima che lo colpisse, durante lo sfogo rabbioso e dopo il massacro, quando, con violenta soddisfazione, osservò il corpicino inerme e livido ai suoi piedi.

Regno di Spagna, 17 Luglio 1738

Gli occhi neri di Luis Gabriel Cortez erano posati sulla bara paterna con indifferenza. Non gli interessava che fosse morto solo in un vicolo buio. Non gli interessava neanche doversi accollare le sorti del fratello minore, l’unica cosa importante, era avere la possibilità di andare avanti senza di lui.
«Gabriel Cortez?»
Il ventottenne Cortez si volse con indolenza all’indirizzo del richiamo. Un uomo panciuto, dai folti baffi corvini e gli occhietti smeraldo, lo osservava da basso in attesa che gli mostrasse attenzione.
«Sì, sono io.»
«Sono Carlos Denes, lavoro per il marchese di Leone.»
«Cosa posso fare per voi?» domandò con tono secco.
«Semmai sono io che posso fare qualcosa per voi», precisò l’altro, «un amico mi ha detto che siete interessato all’acquisto di una nave. Il marchese ha deciso di vendere la Elisabetta. Siete interessato?»
«Dovrei vederla.»
«Possiamo anche subito. È attraccata al porto.»
«Adesso?» inquisì inarcando un sopracciglio, mentre la bara veniva issata su un carro.
«Sì. Ora o mai più» chiarì perentorio, tanto per fargli capire chi comandasse in quel frangente.
«Datemi un momento» chiese avvicinandosi al fratello.
«Felipe, devo andare» esordì, senza tentennamenti.
«Dove vai?»
«Il marchese ha deciso di vendere finalmente, ma devo andare adesso.»
«Il funerale?»
«Ci sei tu ed è molto più di quello che meriti.»
«Oramai è morto, dovresti provare compassione per lui» tentò di farlo ragionare.
«Non sprecherò alcuna emozione per quell’essere.»
«Fratello, anche l’odio è una emozione.»
«Non farlo», reagì Gabriel alzando il tono, «non tentare di ammansirmi. Per me lui era morto molto prima di ora.»
«Vorrei solo aiutarti.»
«Smettila di preoccuparti per la mia anima» ruggì furioso, incurante di chi lo ascoltasse.
«Tutta questa rabbia è come la gramigna, Gabriel, una volta che ha messo radici, si espande e distrugge anche le parti sane.»
«Devo andare» sbuffò, irritato.
Il ragazzino annuì, senza aggiungere altro.
«Tornerò il prima possibile.»
«Sarò a casa» lo informò l’altro incamminandosi dietro al carretto funebre.
Gabriel, invece, volse le spalle al mostro, un tempo chiamato padre, e si incamminò verso il proprio futuro.

Cosa ve ne pare di Gabriel? Avete capito qual è il suo peccato?
Alla prossima!

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