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Istantanea n. 221-222-223

Buon inizio settimana!

[221]

Dresda, 9 marzo 1765
Quando entrarono nel locale pubblico, più accogliente e intimo che entrambi conoscessero, furono accolti dal consueto tepore aromatizzato e dall’elegante cameriere vestito di scuro, che li accompagnò silenziosamente a un tavolo e si dileguò con pacata competenza.
«Nonostante ci sia già stata, ammetto che mi meraviglia ancora la naturalezza che permea questo luogo» ammise la giovane guardandosi intorno e constatando nuovamente che il loro ingresso fosse passato inosservato.
«Le prime volte faceva lo stesso effetto anche a me» sorrise e la guardò negli occhi con un bagliore lucente che tuttavia scemò a causa di un pensiero ombroso.
«Cosa ti intristisce, Francesco?» domandò Chiara notando il mutamento dello sguardo e percependo un filo di timore sulla schiena.
«Non sono triste, sono solo dispiaciuto.»
«Avevi detto che non ti saresti pentito», contestò irrigidendosi, «e ora, sei già pronto a lamentarti?»
«No, amore, cosa hai capito? Sono dispiaciuto di non averti potuto dare il matrimonio che meriti.»
La donna si ammorbidì palesando un sorriso radioso e sollevato al tempo stesso. «Francesco, io ho molto più di quello che merito. Io ho te.»

[222]

Dresda, 9 marzo 1765
Per la seconda volta da quando lo conosceva, Chiara lo vide arrossire e sorrise. «Sei così tenero quando ti intimidisci» lo canzonò ilare.
«Tenero?» ripeté inarcando un sopracciglio con fare dubbioso.
«Sì, tenero» sorrise guardandolo negli occhi e sentendosi estremamente felice.
«I cuccioli sono teneri», spiegò con un falso broncio, «ti sembro un cucciolo?»
Lei annuì ridendo e per quello si guadagnò un altro sguardo falsamente risentito.
«Non pretenderai che mi metta a scondinzolare per due coccole, spero?»
«Può darsi» lo sfidò apertamente, libera di essere solo se stessa.

[223]

«Inizio a temere per me», ammise con un’espressione teatrale, «anche molto, a dire il vero.»
«Non lo credo possibile, Francesco, sai bene quanto io dipenda dal te e dal tuo benessere.»
«Oh cielo! Non vorrai farmi credere che con le nozze tu sia diventata oltremodo sottomessa. Sarebbe terribile», chiarì serio, «non desidero nulla di diverso dalla donna che ho conosciuto e ho imparato ad amare.»
«Stai ancora imparando?» lo interrogò con una punta di malizia, ben mescolata alla sensazione di inadeguatezza e al bisogno costante di conferme che le vibrava sottopelle.
«No, mia cara, oramai il mio amore è assoluto.»
La donna sorrise con gratitudine ed estremo amore, ma non poté replicare , perché giunse il cameriere per servirli e donargli un pranzo memorabile.

Alla prossima!

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