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Invidia: capitolo 3

Carissimi, history lovers, buona lettura!

Regno Asburgico, 15 Agosto 1738
Le gentildonne di casa Lehen sostavano già da diverso tempo nel salottino privato in un innaturale silenzio e, alla matrona, quella tranquillità le incuteva più ansia che riposo. Conosceva abbastanza bene la secondogenita, da sapere che stesse covando qualcosa e che, ben presto, avrebbe dato voce ai suoi nefasti pensieri.
Desiderosa più che mai di arginare il dramma che sarebbe scaturito di lì a poco, si costrinse ad affrontarla.
«Mary Katrin, sei oltremodo taciturna, cosa stai meditando?»
«Oh, madre, non desiderate davvero saperlo» replicò con un sorriso sarcastico, mentre le lanciava uno sguardo fugace.
«Invéro, lo desidero. Di solito il tuo tacere anticipa un’esplosione di irriverenza, che quest’oggi preferirei evitare.»
«Temete che vi faccia fare brutta figura con Sua Grazia e consorte?» ironizzò, chiudendo il libro e mostrandole la dovuta attenzione.
«Sì, è proprio la mia preoccupazione» confessò guardandola dritto negli occhi. «Non serve che ti dica quanto sia importante che ci apprezzino.»
«Ha sposato la vostra figlia prediletta, direi che egli già ci apprezza.»
«Non essere insolente» l’ammonì, guardandola torva. «Dimmi, hai intenzione di ridicolizzare tua sorella e gettare vergogna sull’intera famiglia?»
«Non serve che mi adoperi per questo.»
«Mary Katrin!»la richiamò. «Si può sapere perché sei sempre tanto sgradevole?»
«Non ero il gioiello di famiglia, madre?» replicò senza scomporsi. Tutto in lei era grazia e portamento. Persino le stoccate astiose erano pronunciate con eleganza.
«Lo eri e lo sei, per il conte e alcuni nobili signori, ma se dipendesse da me ti chiuderei in un convento. Tanto per ammansire il tuo animo e calmare il tuo perenne risentimento.»
«Cosa volete dire?» la interrogò, incuriosita dalla risposta.
«Non comprendi il mio desiderio di spingerti alla vita religiosa?» replicò la madre con una punta di sarcasmo. Finalmente era riuscita a scalfirla.
«No, quella la comprendo», rispose a tono, «non vi sono mai piaciuta. Quello che non capisco è chi, oltre mio padre, mi annoveri come gioiello di famiglia. Potete spiegarmelo?»
La contessa gongolò su quella richiesta e non tentò neanche di celarlo. «Se te lo dicessi cosa otterrei?»
«Mi ponete un ricatto» asserì con amara derisione.
«Devo proteggere gli interessi delle mie figlie.»
«Ovviamente stiamo parlando delle altre due» rise, spostando lo sguardo sulla giovane Elisabeth, la quale aveva sollevato gli occhi dal ricamo e seguiva il discorso senza proferire parola.
«Mary Katrin», sospirò la donna con notevole stanchezza, «siete tutte e tre figlie mie e vi amo in egual modo.»
«Non si direbbe» contestò.
Il nitrito di alcuni cavalli interruppe la conversazione e autorizzò Elisabeth a raggiungere la vetrata.
«Sono arrivati!» esultò, schiacciando il naso sul vetro al fine di seguire ogni loro movimento.
La splendida carrozza del duca era imponente e gli intarsi sul legno donavano alla vettura un aspetto regale.
Vedere scendere la coppia di neo sposi, nei loro abiti eleganti, accese il cuore della giovane di notevole emozione.
«Sono bellissimi!» esclamò con entusiasmo.
«Per cortesia, Elisabeth, ricomponiti» l’ammonì la sorella con evidente fastidio, «non vorrai farti trovare alla finestra, preda degli spasmi dell’euforia?»
«Suvvia, non potete non trovarli adorabili», replicò sorridente, «dovreste essere felice per lei.»
Mary Katrin stava per rispondere quando la porta si aprì e il valletto proferì il suo annuncio.
Le tre donne balzarono in piedi per ossequiarli come era loro dovere. Persino la madre dové porgere gli omaggi alla giovane figlia.
«Vostra Grazia, che onore ricevervi il giorno del vostro rientro» sciorinò la contessa.
«Oh madre, non vedevo l’ora di raggiungervi per raccontarvi del viaggio» rispose la neo duchessa con un sorriso raggiante, prima di spostare lo sguardo e la medesima espressione felice sulle due sorelle.
La porta si aprì in quell’istante facendo entrare il Conte, che ossequiò il duca prima di sottrarlo alle donne, per sorseggiare insieme un bicchiere di liquore e parlare d’affari.
Quando furono sole, Mary Annie guardò la sorella maggiore in attesa che si pronunciasse, ma Mary Katrin non aveva niente da dire, niente che potesse dire senza indisporre la madre e, recenti parole, l’avevano persuasa a fare buon viso.
«Non mi chiedete nulla?» la interrogò la duchessa.
«Cosa volete che chieda?» si impose di mostrare un tono neutro.
«Siete sempre stata interessata ai viaggi, non c’è nulla che vogliate sapere?» seguitò, sostenendo lo sguardo, e palesando un sottile compiacimento.
«Ascolterò volentieri il vostro racconto», mentì spostando lo sguardo sulla madre, la quale comprese all’istante il motivo di tale remissività e annuì impercettibilmente.
«Bene!» cinguettò Mary Annie e sciorinò il suo racconto con dovizia di particolari, il quale, soprattutto per la sorella maggiore, fu di una noia mortale.
Si astenne dal commentare con frasi taglienti, ma non dal pensare per tutto il tempo, a quanto la vita fosse ingiusta con la propria persona. È davvero ingiusto!

1 commento »

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