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Istantanea n. 224-225-226

Carissimo/a history lover, buon momento!

[224]

Il pomeriggio per la neo coppia trascorse in totale solitudine e armonia. Passeggiarono lungo i sentieri del borgo, navigarono sul fiume Elba e parlarono di tanti argomenti differenti che gli diede intrattenimento e gaudio, tuttavia, il benessere provato durante quelle ore di libertà, scemò non appena rientrarono a palazzo.

[225]

Dresda, 9 marzo 1765
Gli sguardi contrari che la servitù rivolse alla coppia, furono malcelati dai sorrisi artefatti che modellavano le loro bocche e, quella avversione, non fece altro che indurire i muscoli della giovane sposa fino a farla bloccare al centro di un bivio tra i corridoi.
«Perché ti sei fermata?» domandò Francesco Saverio sottovoce, ben consapevole che ci fossero diverse paia d’occhi puntati su di sé.
«Sto pensando di andare in camera mia» ammise senza guardarlo.
«D’accordo, andiamo in camera tua se preferisci.»
«Condivido la stanza con mia madre, lo hai dimenticato?»
«Vero. Dunque, perché ci vorresti andare? Non penserai di trascorrere la notte senza di me?»
«Invéro si, hai visto con quale biasimo ci guardano?»
«Sì, lo vedo e lo ignoro in egual misura, moglie mia, e vorrei che facessi altrettanto.»
«Ma…»
«Nessun ma, Chiara. Da oggi sei mia moglie e, Iddio permettendo, non trascorrerò mai più una notte senza di te.»

[226]

Dresda, 9 marzo 1765
Le stanze del Reggente erano immerse nella penombra, un chiaro scuro accogliente e profumato di fiori. Sul tavolino posto di fianco al talamo dalle lenzuola candide, infatti, vi era un vaso contenente una moltitudine di boccioli colorati.
«Dove li hai trovati?» domandò e sorrise. Inspirò il profumo da quelle corolle prima di tornare a guardare il marito. «Sei sempre troppo gentile con me.»
«La mia non è proprio gentilezza», ironizzò con un’espressione furba, «chi è di indole gentile non si aspetta una ricompensa io, invece, sono qui che fremo di ricevere la tua gratitudine.»
«Che irrispettoso!» cinguettò e rise, ma l’ilarità scemò quando affondò nel di lui sguardo, perché era caldo e palesava tutto il suo coinvolgimento.
«Assolutamente», confermò avvicinandosi a lei, occhi negli occhi, «e anche smanioso, moglie.»
Il tono con cui pronunciò quelle parole fu basso, profondo ed ebbe il potere di scatenare in lei un languore quasi doloroso.
«Cosa brami, Francesco?» chiese con la voce arsa dal desiderio, mentre umettava le labbra bruciate dall’eccitazione.
«La tua bocca» ammise, impossessandosi delle di lei labbra.

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