Vai al contenuto

Invidia: capitolo 4

Buon momento!
Ecco un nuovo capitolo, Buona lettura!

Regno di Spagna, 15 Agosto 1738
Gabriel Cortez osservava la sua fusta con enorme compiacimento. Aveva dovuto fare cose inimmaginabili per racimolare il denaro necessario all’acquisto, ma finalmente poteva dirsi capitano di una nave.
Il suo cuore gorgogliò di superbia e per un lungo momento dimenticò cosa lo avesse condotto a quel punto e quanto avesse sofferto per ottenerlo. In quel momento di sconosciuta quiete si sentì veramente pago, ma quella beatitudine durò il tempo di un respiro.
La vita non concedeva sconti e la clessidra non cessava mai di scorrere o, perlomeno, non lo faceva finché vi fosse stata la sabbia.
«Eccomi. Non potevamo vederci a casa? Mi hai fatto camminare molto» esordì il giovane Felipe, con un leggero affanno nella voce.
Gabriel indicò la galeotta attraccata dinanzi a loro.
«Dunque, l’hai comprata?» domandò affiancando il fratello maggiore sulla banchina.
«Sì», confermò con un lieve ghigno, «non è ben tenuta e capiente come il veliero del Marchese, ma è una buona imbarcazione.»
Piombò su di loro un silenzio critico, mentre gli occhi d’ossidiana fissavano la fiancata in legno, marcata da alcuni squarci causati da palle di cannone.
«Vuoi vederla dentro?» domandò Gabriel, ruotando solo il capo per guardarlo.
Il ragazzo annuì e lo seguì sul ponte. Il legno consunto cigolò sotto il loro peso.
«Non temi che la sua natura marchi te e le tue intenzioni?» inquisì Felipe in modo riflessivo, mentre lo sguardo assorto si posava sull’albero maestro.
«No.»
«Imbarcazioni di questo tipo vengono usate dai predoni» gli fece notare il più giovane, modellando l’espressione con una smorfia disgustata.
Gabriel scoppiò in una fragorosa risata. «Se è per questo, fratellino, la nave su cui hai posato i piedi era di un pirata» chiarì, senza la minima preoccupazione.
«In che senso?» replicò sconvolto, quasi balzando indietro a quella notizia.
«Felipe, non vi è modo di male interpretare le mie parole», lo canzonò tranquillo, «e non temere, esserci salito non ti rende tale.»
«Non capisco come fai a scherzare su tale argomento. I tuoi propositi di gloria? In che modo pensi di raggiungere i tuoi obiettivi?»
«E dimmi, grande saggio, in che modo pensi che il tuo malanimo possa aiutarmi?»
«Tento solo di capire le tue intenzioni» protestò il più giovane.
«C’è poco da capire» reagì Gabriel, infastidito dalla di lui reazione, «farò quello che ho sempre fatto. Mi rimboccherò le maniche, lavorerò e agirò con risolutezza fino a ottenere quello che voglio.»
«Pensi ne valga la pena?» domandò il ragazzino indicando l’imbarcazione in evidente stato di abbandono.
«Sì, è stata un’occasione ed è un’opportunità.»
«Hai una vaga idea di quanto lavoro ci sia da fare per rimetterla in funzione?» inorridì.
«Certo, ma la fatica non mi spaventa», replicò Gabriel con sicurezza, «lavoro dall’età di sette anni, Felipe, però questa volta lo farò per me e per il nostro futuro.»
«Cosa ne faremo della bottega di nostro padre?»
«La useremo finché non avremo sistemato la nave e poi la venderemo», suppose il primogenito, «a meno che non la voglia tenere tu?»
«No», raccapricciò con una smorfia di repulsione, «non mi piace lavorare il legno.»
«Temo, fratello, che a te non piaccia proprio lavorare» asserì canzonatorio.
Felipe si strinse nelle esili spalle.
«Ricordati, che il lavoro nobilita l’uomo.»
Il quattordicenne si pizzicò con i denti l’interno della guancia in modo meditativo, come se stesse realmente riflettendo su quelle parole e, infine, replicò con un sorrisetto scaltro, «Che lo nobiliti è discutibile, ma che lo stanchi è sicuro.»
«La tua indolenza è pari solo alla tua bontà d’animo» rise.
«Vero!» confermò per nulla offeso, era conscio di peccare di accidia, ma viveva bene anche con quella consapevolezza.
«La pigrizia, caro fratello, è come il fuoco. In un primo momento è caldo e confortevole, poi divampa, si propaga fino a rovinare tutto intorno e a creare una cappa di fumo capace di soffocare la vita» lo informò cercando di dargli un consiglio, ma il ragazzino si era già seduto, intenzionato più che mai a riposare le membra.

Carissime dame e cavalieri, vi ho visti nei capitoli precedenti, ma non vi siete ancora pronunciati. Come vi sembra la storia? Idee?
Alla prossima!

2 Comments »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: