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Invidia: capitolo 5

Carissimi history lover, buon momento!
Volevo fare un po’ il punto della situazione. Vi vedo leggere ma non vi leggo. Mi dite come vi sembrano i personaggi? Cosa ne pensate della missione di Mary Katrin?

Regno Asburgico, 22 Agosto 1738
Il conte Lehen se ne stava seduto dietro all’imponente scrivania barocca con la schiena adagiata sul alto schienale imbottito e le dita intrecciate pigramente sul piano, mentre gli occhi cerulei fissavano meditabondi quelli perennemente curiosi e impertinenti della figlia maggiore.
Era rigida al suo cospetto, ma non palesava alcun sentimento, come se non temesse in alcun modo il messaggio che le avrebbe comunicato.
La giovane Mary Katrin, infatti, osservava il genitore senza dire una parola. L’aveva convocata nel suo studio alle prime luci del mattino e, già da diverso tempo, la scrutava in silenzio. Nonostante quella situazione la stesse indisponendo, non osò prevaricarlo, perché era troppo curiosa di capire cosa avesse da dirle di tanto urgente, da scomodarla persino prima del pasto mattutino.
«Siediti» parlò finalmente l’uomo, e quella parola suonò perentoria.
Ella eseguì con la consueta grazia e con altrettanta raffinatezza, lo fissò rimanendo in attesa.
Il silenzio che ne seguì divenne snervante. Ella in quel mentre percepì l’incomodo farsi strada sulla sua pelle e non ebbe più modo di fermarsi.
«Vi prego, padre, parlate», pretese con evidente disappunto, «tutto questo prendere tempo non è da voi e per di più non è necessario.»
«Si tratta del tuo futuro», chiarì il genitore, «sto cercando di trovare i termini adatti per non incorrere in vani alterchi.»
«È talmente brutta la sorte a cui mi avete destinata, che temete in una mia reazione spropositata?» chiese, stringendo le mani in grembo e scaricando in quella presa tutta la propria agitazione.
Quella eventualità era terrificante, ma non l’avrebbe mai ammesso.
«Non brutta, Mary Katrin, ma differente.»
«In che senso?» incalzò confusa.
«Sei una giovane intelligente», iniziò il padre grattando un sopracciglio bianco, «avrai capito che per te abbiamo pensato a un ruolo più importante.»
Il conte fece una pausa e la figlia reagì.
«A meno che non vogliate farmi sposare un re, non riesco a immaginare nulla di più importante del marito che avete concesso a Annie e che sapevate essere mio.»
«Non riprendiamo questo argomento, oramai sono sposati e sono felici.»
«Felici» disprezzò sollevando un angolo della bocca con scherno.
«Mary Katrin, per favore, non cominciare» l’ammonì l’uomo togliendosi la parrucca per grattare la cute.
Ogni volta che discuteva con la figlia gli veniva l’orticaria.
«Non ho intenzione di discutere con voi, padre, ma vorrei capire quale sia il destino che mi attende.»
«Per te abbiamo pensato a una posizione di tutto rispetto alla corte di Napoli.»
«Le vostre parole suonano menzognere. Il ruolo di regina è già stato preso dalla piccola Wettin, quindi, qual è la mia sorte?»
«Diverrai la dama personale della principessa di Belmonte.»
«Principessa di cosa?»
«Belmonte, Mary Katrin, presta attenzione alle mie parole, per favore» la redarguì il padre, con cipiglio.
«Io presto attenzione alle vostre parole, solo che non le comprendo. In che modo essere la dama di compagnia della principessa di chissà dove sarebbe una posizione di rilievo?»
«Anna Pinelli sta lavorando per entrare nella cerchia ristretta delle dame della regina Maria Amalia, una volta che lei sarà entrata, tu sarai i nostri occhi e le nostre orecchie.»
«Nostre? Abbiamo pensato? Potete almeno dirmi chi ha ordito con voi tale punizione?» lo interrogò con occhi seri. Iniziava a sentirsi realmente mortificata e avvinta dagli eventi.
«Il duca Saben e io.»
Sentire quel nome le gelò il sangue nelle vene e per poco non subì un attacco inconcludente di nausea.
«Il duca era d’accordo con voi?» inquisì con voce spezzata, non riusciva a crederlo possibile.
«Sì», confermò l’uomo drizzandosi sulla seduta,«ha avuto modo di conoscerti e ha pensato che fossi adatta per lo scopo.»
«Dunque», soffiò con il cuore in gola, «l’interesse che ha palesato nei miei confronti non era altro che uno studio sulla mia persona.»
Il conte annuì.
«Non ha mai pensato di corteggiarmi?» lo interrogò, sentendo le lacrime pungolarle gli occhi.
«Non credo, Mary Katrin, lui stava cercando la candidata ideale per la corte borbonica.»
«Per fare cosa?» ruggì, non potendo evitarlo. «Perché io?»
«Te l’ho già detto. Dovrai essere il nostro collegamento con il regno di Napoli, solo così potremo sapere quando agire.»
«Volete che sia il vostro informatore», comprese con tristezza, «non solo mi mandate in un luogo ostile, pretendete anche che io rischi tutto tradendo i miei sovrani.»
«La tua fedeltà è alla corona asburgica, non dimenticarlo» la contraddisse con fermezza.
«Ma mi spedite in terra straniera.»
«Dovresti essere onorata per il compito assegnatoti» aggiunse l’uomo, prima di lisciare il sopracciglio e staccarne un pelo.
«Perdonatemi, ma non riesco a coglierne l’attrattiva» replicò con voce neutra, relegando nel fondo del petto tutta la propria amarezza.
«Servirai il tuo re e, quando egli sarà nuovamente sovrano di Napoli, tu diverrai ricca come una regina.»
La giovane fissò il padre negli occhi in attesa che seguitasse, ma l’unica cosa che aggiunse fu un rapido e iniquo congedo.
«Prepara le tue cose. Partirai domani l’altro.»
«Chi verrà con me?»
«La tua cameriera personale. Ora vai» concluse spostando lo sguardo alle carte sulla scrivania, chiaro segnale che la discussione fosse terminata.
Con il cuore morto per la delusione, Mary Katrin uscì dallo studio e diede disposizioni per la partenza.
Quel mattino non mangiò. Si prese del tempo per capire quanto fosse stata sciocca nell’aver creduto che il duca l’avesse desiderata e crudele nell’aver odiato la sorella minore per averlo sposato.
Quell’uomo non era mai stato suo, lo comprese nell’istante in cui lo vide passeggiare in giardino con la moglie e, in quello stesso momento, smise di soffrire per quella che credeva fosse stata una sentimentale privazione.

Alla prossima!

1 commento »

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