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Invidia: capitolo 6

Buona lettura!

Regno di Spagna, 25 Settembre 1738
Gabriel se ne stava seduto al tavolo di una locanda in assoluto silenzio. Aveva lo sguardo basso puntato al boccale che teneva in mano e la mente in fermento. I lavori sulla nave si erano conclusi quel mattino dopo quaranta giorni di lavoro costante e, sul suo corpo, riusciva a percepire tutta la dolenzia che da esso era derivata. Persino le dita, gonfie di calli, soffrivano a ogni movimento, ma quello che più lo tormentava non era il dolore fisico, era l’impossibilità di partire. Le riparazioni avevano consumato quasi tutti i risparmi e le trattative per la bottega paterna non gli consentivano di pagare neanche un mozzo.
Maledizione! Imprecò contro la malasorte, mandando giù una lunga sorsata di vino.
«Cortez, sei proprio tu?» sentì dire all’uomo che si era fermato al suo fianco.
Sollevò il volto con indolenza e nello scorgere lo sguardo smeraldo dell’interlocutore, provò una sorta di sollievo.
«Sanchez!» esclamò con un sorriso spontaneo, mentre gli afferrava l’avambraccio per stringerlo in un saluto fraterno. «Cosa ci fai a Barcellona?»
«Sono a riposo prima della prossima avventura», spiegò ridendo, mentre si sedeva dinanzi a lui, «tu, invece, cosa mi racconti?»
«Ho comprato una nave» rivelò con una punta d’orgoglio, consapevole che l’altro potesse capire le sue emozioni. Erano stati compagni d’equipaggio per molti anni e, simili legami, sono capaci di durare per sempre.
«Straordinario!» gongolò allegro, alzando il braccio per chiamare un servitore e fargli riempire i boccali. «Sapevo che ce l’avresti fatta, ma non pensavo così presto»ammise realmente colpito.
«Non è stato facile, amico», confessò Gabriel passandosi una mano tra i lunghi riccioli neri, «anzi, a tratti è stato terrificante.»
«Immagino», confermò l’altro, «ma hai fatto qualcosa di grandioso e devi esserne fiero. Gente come noi di solito non possiede le navi, le pulisce» ghignò divertito sollevando il boccale, «quindi, brindiamo al tuo successo e a…» s’interruppe, lasciandogli intendere che volesse sapere il nome della nave.
«Non ci ho ancora pensato» replicò l’altro. Grattandosi la guancia attraverso la barba lunga e incolta. In quell’ultimo mese si era completamente dimenticato di prendersi cura della sua persona.
«A non ci ho ancora pensato!» lo canzonò Sanchez accennando il gesto del brindisi.
Gabriel rise facendo scontrare i boccali in modo goliardico e tracannando in un solo sorso tutto il contenuto.
Al che, Sanchez fece riempire nuovamente i bicchieri.
I due passarono molto tempo a bere, ridere e a chiacchierare, raccontandosi con reciproco interesse i rispettivi avvenimenti e gli eventuali progetti futuri e fu a quel punto, che Sanchez divenne serio.
«Pensi sul serio che il re di Napoli ti riceverà?»
«Sì», confermò Gabriel con sicurezza, «di lui si dice che sia il sovrano del popolo.»
«Che sciocchezza!» singhiozzò l’altro posando il boccale sul tavolo con un colpo deciso. «Un re è sempre un re, poi questo è il figlio di una strega e di un pazzo, come puoi credere che sia diverso?»
«Abbassa la voce», gli intimò Gabriel strattonando la manica logora, «vuoi farti ammazzare?»
«Ssst», lo beffeggiò portandosi l’indice davanti alle labbra,«hai ragione, potrebbero accusarmi d’essere sincero.»
«Smettila di fingerti ebbro, Antonio, e sii onesto con me. Pensi che abbia fatto una follia?»
Sanchez trasse un lungo respiro e, dopo aver espirato tutta l’aria ammise, «Credo, che tu sia stato coraggioso.»
«Non lo so, amico, è vero ho una nave, ma senza un equipaggio mi spieghi cosa me ne faccio?»
«L’equipaggio si trova» minimizzò l’altro, accompagnando le parole con un gesto della mano.
«Senza denaro? No, non credo.»
L’amico lo fissò intensamente negli occhi per un lungo momento, prima di far schioccare la lingua in modo deciso e assai rumoroso.
«A cosa stai pensando?» lo incalzò Gabriel, conoscendo bene i suoi gesti.
«Ti troverò io la ciurma» rispose dando un colpo sul tavolo con il palmo.
«Non voglio alcuna ciurma», replicò Gabriel massaggiandosi l’attaccatura del naso, «questa volta, voglio fare le cose pulite.»
«Allora ti dovresti lavare» canzonò l’altro ridendo.
«Sono serio, Antonio, voglio comportarmi da uomo rispettabile.»
«Non mi dirai che pensi ancora alla figlia Ammiraglio?»
«No» mentì e l’altro se ne accorse.
«Senti, amico, la principessina non fa per te. Dimenticala! Ci sono tante femmine che si getterebbero nel tuo letto, non stressarti per l’unica che non puoi avere.»
«Ti sbagli, io non la voglio.»
L’altro ghignò deridendolo.
«Dico sul serio», ribadì sostenendo il di lui sguardo, «ma mi piacerebbe vederla sospirare per me.»
«Sei troppo complicato», affermò facendosi riempire il boccale, «comunque, tornando agli affari, io posso trovarti un po’ di uomini. Quanti ne servono?»
«È una galeotta piccola, possiede una dozzina di banchi per lato.»
«Dunque una cinquantina di uomini» suppose mandando giù un sorso di vino, «credo di potercela fare.»
«Te l’ho detto che non ho soldi, vero?»
«Ma li faremo grazie al re del popolo, no?» replicò l’altro. Nonostante avesse bevuto molti bicchieri di vino, era ancora stranamente lucido e assennato.
«Puoi davvero trovarli?» domandò a quel punto Gabriel, sentendo l’eccitazione per l’azione e l’imprevisto formicolare sulla pelle.
«Tu puoi almeno comprare i viveri?»
«Sì, posso» rispose diretto. Tutta l’afflizione che aveva provato alcune ore prima, era evaporata come neve al sole.
«Ovviamente sarò il tuo vice» chiarì Sanchez, sollevando nuovamente il boccale per approntare un brindisi.
«Ovviamente» confermò Cortez con un sorriso, prima di far scontrare i bicchieri e prepararsi mentalmente a quella nuova avventura.

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