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Invidia: capitolo 10

Carissimi history lovers, buona lettura!

Napoli, 20 novembre 1738
Gabriel Cortez si arpionò alla balaustra del pontile per osservare il porto dal proprio rialzo. La città era in fermento, nonostante fossero le prime luci del mattino, e la ragione era il prossimo festeggiamento a corte. Operosi e attenti, gli uomini si muovevano tra le casse, desiderosi più che mai di dare un buon servizio al sovrano e non perderne il consenso ma, nonostante comprendesse e rispettasse la loro efficienza, in sé sperava che almeno uno di loro fallisse, semplicemente per prenderne il posto.
«Buone nuove?» sentì chiedere alle sue spalle e, anche senza voltarsi, riconobbe la voce del vice.
«Nessuna, Antonio, siamo vicini al disastro.»
«Notizie dalla Lady?»
«Nessuna», ripeté sbuffando, «non so davvero cosa fare.»
«Avevi un piano prima di partire, perché non lo metti in atto?» domandò Sanchez affiancandolo e appoggiando gli avambracci alla balaustra. «Perché ti sei bloccato.»
«Lo sai, volevo fare le cose per bene.»
«Sì, me lo hai ripetuto all’infinito, ma l’equipaggio è allo stremo e, se non gli dai quello per cui si è imbarcato, ti ritroverai in guai seri.»
«Credi che non lo sappia?» grugnì, infastidito. «Maledizione! Aveva detto che pagava i suoi debiti e invece è sparita.» Batté un pugno sul legno per scaricare la rabbia.
«Non puoi fare affidamento su una donna», sentenziò il vice con un tono che rasentò il comando, «per tutti i fusti e le balene, ma per caso ti sei rimbecillito? Non ti hanno insegnato niente i sette anni in mare?»
Gabriel si volse a guardarlo in tralice, puntandogli addosso uno sguardo talmente serio che fu surclassato solo dalle parole che ne seguirono. «Non. Ho. Capito.» scandì, girandosi completamente per fronteggiarlo.
D’istinto, l’altro indietreggiò di un passo. Nonostante fossero compagni di scorribande e in un certo senso amici, lo conosceva abbastanza bene da sapere di aver esagerato con le parole e di essere la prossima vittima della sua furia. «Dai, stavo scherzando» tentò di dire con voce incerta. Non che ne avesse paura, ma non desiderava mettere alla prova il proprio talento bellicoso contro un uomo che sapeva più forte.
«Non era divertente» chiarì l’altro con sguardo torvo. «Ad essere onesti, non c’è niente di divertente in tutta questa situazione.»
«Cosa pensi di fare?»
Gabriel passò la lingua sui denti con fare meditabondo.
«Capitano?» lo richiamò l’altro, esigente. Era giunto il momento di agire.
«Dobbiamo aiutare la nostra buona sorte» dichiarò il capitano, dando voce al pensiero del vice.
«Cosa vuoi che faccia?» chiese con solerzia, disposto a tutto pur di risollevare la loro situazione.
«Cerca l’equipaggio più debole e rendilo incapace di lavorare.»
Sanchez annuì con uno strano luccichio nello sguardo, prima di allontanarsi per svolgere il suo compito.
«Antonio», lo fermò Gabriel a metà pontile, «mi raccomando, voglio un lavoro pulito che non possa essere collegato a noi.»
«Sarò invisibile» sghignazzò allegro e, senza perdere altro tempo, scese dalla nave e si perse tra i marinai a lavoro.
Cosa avrebbe fatto per ottenere ciò che volevano, lo sapevano solo lui e Dio.

Chissà cosa succederà? Alla prossima!

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