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Oggi nacque il re dall’amore smisurato :-)

Carissimo/a History Lover, buon momento!

In occasione del trecentodecimo anniversario dalla nascita di re Luigi XV, ecco altre due paroline sulla sua persona. Buona lettura! 

«Luigi di Borbone-Francia, nacque a Versailles il 15 febbraio 1710 e ivi morì il 10 maggio 1774. Figlio di Luigi di Borbone, duca di Borgogna (fratello di Filippo V di Spagna) e di Maria Adelaide di Savoia, Luigi fu duca d’Angiò alla nascita e re di Francia per diritto successorio a soli cinque anni. Ebbe un’infanzia e un’adolescenza tranquilla nonostante fosse già sovrano con il nome di Luigi XV, perché il regno era in mano al Reggente e al suo stretto consiglio. (tale periodo, passato alla storia come La Reggenza, fu segnato da una preponderanza di ateismo, lussuria e corruzione). Persino l’età adulta del re fu spensierata, perché egli dedicò poco tempo alla politica e alla gestione del Regno. I suoi interessi principali erano la caccia, lo studio delle scienze e le belle donne, di cui era un grande estimatore (proprio come il nonno Luigi XIV) Per merito di un volere superiore o meglio, per la necessità di avere presto un erede, sposò la principessa Maria Leszczyńska, figlia del nobile polacco Stanislao (il quale fu per un periodo anche re di Polonia, Granduca di Lituania e duca di Lorena. Nonché scopritore del babbà) e di Caterina Opalińska.
Fu un marito infedele, un padre pressoché assente e un sovrano disinteressato. La coppia tuttavia ebbe dieci figli e il regno ottenne ugualmente anche dei risultati buoni.
P.S.: la cattiva gestione e il comportamento inadeguato di Luigi XV, gettò le basi del malcontento popolare che poi si amplificò con il successore e sfociò nella ben nota Rivoluzione.»

#Curiosità
Come ho detto in precedenza, Luigi XV ebbe molte amanti e le più note non fecero da ornamento, esse divennero amanti ufficiali e donne potenti.
Da ricordare il caso delle sorelle de Mailly. Sì, signori e signore, il re saltò da una sorella all’altra senza il minimo contegno, anzi, le fanciulle lavorarono molto per entrare nel letto del sovrano, soprattutto Marie Anne de Mailly-Nesle, che grazie al re divenne duchessa de Châteauroux.
Un’altra amante ufficiale molto nota è Jeanne-Antonette Poissone-d’Eitoille, marchesa di Pompadour (titolo concessole dal sovrano. Prima era una semplice borghese dotata di fascino, intelligenza e acume.)
Madame Pompadour divenne una potenza al fianco del sovrano e un’icona di stile, in quel periodo.

Estrattino da un mio lavoro

Versailles, 10 febbraio 1745
Madame d’Étiolles stava seduta dinanzi al camino in attesa che il tempo passasse. Le letture e i pettegolezzi erano interessanti, ma in alcuni momenti le sembrava che non producessero alcun beneficio. Senza rendersene conto, emise un sospiro che non passò inosservato alla madre Louise Madeleine, nata de La Motte e sposata con il noto finanziere François Poisson, tanto è vero, che le chiese:
«Cosa succede, mia cara?»
«Nulla, madre» negò ricominciando a leggere.
«Il nulla non crea tali sospiri», spiegò la donna con sguardo eloquente, «problemi con tuo marito?»
«Charles Guillaume è sempre lontano, madre, che non ha quasi modo di angustiarmi con la sua presenza.»
«Se non è d’Étiolles ha impensierirti, perché sei tanto seria?»
«Il tedio, temo.»
«Sei annoiata?»
«Incredibilmente», ammise riponendo il volumetto sulle ginocchia, «da quando è nata la piccola Alexandrine non ho avuto modo di distrarmi, e sono stanca di starmene in casa a oziare.»
«Santo cielo, Jeanne, la bambina compie oggi sei mesi e già sei indisposta nei suoi riguardi?»
«Non verso la piccola, madre, ma verso la necessità di stare qui.»
«Non sei obbligata ad assisterla», le ricordò il genitore, «puoi sempre lasciarla alla nutrice e frequentare i salotti.»
Jeanne-Antonette storse la bocca, perplessa, mentre un lieve bussare alla porta le interruppe.
«Madame, avete visite» la informò la cameriera con sollecitudine.
«Chi è?» si interessò la padrona di casa.
«Il barone Georges-Renè Binet de Marchais.»
«Il barone è qui?» ripeté Jeanne-Antonette alzandosi per lisciare le gonne.
«Sì, madame, e desidera parlare con voi» precisò la cameriera, ancor prima che le fornisse qualche altro quesito.
«Fallo entrare» autorizzò, poi guardò la madre che le stava restituendo uno sguardo incerto.
«Cosa vuole da te il valletto di camera del Delfino?» le sussurrò infatti con interesse.
«Lo ignoro, ma sono sicura che lo scopriremo presto.»
«Barone de Marchais, quale onore» lo accolse Jeanne-Antonette con una perfetta riverenza.
«Sono io ad esservi grato per l’accoglienza, Madame d’Étiolles, nonostante non mi sia annunciato con il giusto preavviso.»
«Siete sempre il benvenuto, Barone.»
«Madame Poisson» salutò anche la più anziana con un cenno del capo prima di chiedere a Jeanne: «possiamo parlare un momento in privato?»
La domanda, in realtà, era solo una fine retorica, tanto è vero, che la giovane annuì congedando la madre.
Una volta soli, il barone prese posto sulla poltrona occupata precedentemente dalla Poisson e parlò senza tentennamenti. «Madame d’Étiolles, immagino che abbiate saputo della scomparsa della favorita del Re.»
Jeanne-Antonette si mise a sedere composta dinanzi a lui e attese in silenzio che proseguisse, perché non aveva idea di quali fossero le sue intenzioni.
«Il Re detesta la solitudine, e al momento è alquanto insoddisfatto della compagnia.»
«Perdonate, barone, ma temo di non capire. La corte è piena di persone.»
«Io credo che abbiate capito benissimo, Jeanne», insinuò confidenziale, «siete una donna intelligente.»
«Una donna che non ha accesso a corte» gli ricordò, sostenendo lo sguardo.
«Non più», le sorrise sardonico, «siete stata invitata al matrimonio del Delfino.»
«Io?» reiterò portando una mano al petto. «Come è possibile?»
«Ho parlato di voi al Re» ammise il barone senza indecisioni, come se fosse la cosa più naturale al mondo.
«Cosa gli avete detto?» pretese di sapere, mentre un brivido di eccitazione le scivolava sulla pelle diafana. Il re di Francia conosceva il suo nome, e neanche da bambina aveva aspirato a tanto.
«La verità», gongolò l’uomo con un’espressione birbante, «vi ho descritta. Ho elencato le vostre virtù e lui si è interessato al punto che ha deciso di conoscervi.»
«Non ho così tante virtù» si schermì abbassando lo sguardo con una finta posa remissiva.
Il Barone rise sprezzante.
«Perché ridete?» inquisì puntandogli lo sguardo addosso. «Che cosa c’è di tanto divertente?»
«La vostra falsa modestia è ammirevole», ghignò divertito, «ed è per questo che vi ho promossa.»
«Per cosa di preciso?» andò dritta al punto. Non c’era più il tempo per i convenevoli.
«Voglio che diventiate la nuova favorita del Re.»

Alla prossima!

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