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Istantanea n.257-258-259

Buon momento!

[257]

Turbato dalla piega dei suoi pensieri, il sassone le diede le spalle e si avvicinò a una porta finestra. Lasciò che l’usciere l’aprisse e andò sul terrazzo per inspirare a pieni polmoni l’aria della sera, nonostante fosse fresca e lui non fosse adeguatamente coperto.
«Non dovreste stare qui fuori, i festeggiamenti sono all’interno» sentì dire alle sue spalle.
Alberto si volse con sorpresa e, quando scorse l’erede al Sacro Romano trono, accennò un inchino.
«Avevo necessità di prendere un po’ d’aria.»
«Mio padre non cambierà idea», andò dritto al punto il re di Germania, «ho capito che il vostro interesse per mia sorella è sincero, ma lui ha già fatto la sua scelta.»
«Grazie per la franchezza» replicò, senza alcuna intenzione di negare, in fin dei conti era andato proprio per quello.
«In via confidenziale aggiungo che dovreste essergliene grato», riprese Giuseppe spostando lo sguardo sul giardino, «Maria Cristina ha un’indole capricciosa e spesso agisce senza riflettere sulle conseguenze.»

[258]


«Dite questo per via delle voci su di lei e sulla vostra prima moglie?» fu altrettanto schietto Alberto. Desiderava capire quali fossero le ragioni a muovere l’uomo che le era dinanzi.
«Non sapevo fossero giunte fino a Dresda» mormorò infastidito.
«Credo che siano giunte ovunque. I pettegolezzi viaggiano più veloci del vento.»
«Avete ragione» concordò Giuseppe strofinando le mani per scaldarsi.
«Perdonate la franchezza, Altezza, ma mi chiedo se il vostro avviso sia mosso dalla generosità o dal desiderio di vendetta?»
«Né l’uno né l’altro, Alberto, invero l’ho detto a voi per voi. Mi dispiacerebbe se finiste vittima delle sue bizze.»
«Allora ve ne sono grato» sciorinò con tono monocorde.
L’altro annuì e rientrò senza aggiungere altro, lasciando il sassone alle prese con nuove e cupe riflessioni.

[259]

Un’altra notte era scesa sul palazzo reale di Vienna e ad Alberto era chiaro come il sole, che lì non fosse il benvenuto e fosse giunto il momento di tornare a casa. Certo, lo trattavano con il rispetto dovuto a un uomo con il suo stile, ma non come sentiva di meritare e, le ultime parole udite dall’erede al trono, erano state velenose e avevano ammalorato il suo stato d’animo d’ammiratore fervente.

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