Vai al contenuto

Invidia: capitolo 13

Carissimi history lovers, buona lettura!

Napoli, 24 novembre 1738
La carrozza del marchese di Galatone stava proseguendo il viaggio, intrapreso quel mattino, mantenendo un’andatura costante, capace di ridurre l’intensità degli scossoni dovuti alle buche presenti nella strada, e permettendo ai viaggiatori di conversare senza particolari fastidi. Tuttavia, da quando erano partiti si erano rivolti a malapena la parola, perché entrambi erano troppo presi dai rispettivi pensieri.
«Resto convinto che sia una pessima idea» considerò il Marchese dopo aver prodotto uno sbuffo rumoroso.
«Contenete le esternazioni, Marchese», lo riprese la donna dedicandogli uno sguardo eloquente, «non vi sono concesse.»
«Vorrei sapere che cosa avete in mente», ammise sostenendo lo sguardo e aggiungendoci un po’ di irritazione, «detesto seguire gli ordini. Io li impartisco.»
«Io li impartisco», lo imitò con un sorrisino canzonatorio, «Marchese, dovreste rilassarvi un po’» suggerì tranquilla.
«Non vi permetto di prendervi gioco di me» si rabbuiò, perdendo la gentilezza che aveva imparato a mostrarle.
«Non lo sto facendo», chiarì tornando seria, «vi sto impartendo le lezioni che mi avete chiesto.»
«Non vi ho chiesto di deridermi» brontolò cupo.
«Ed io non lo sto facendo» ripeté, fissando le iridi dell’altro con il chiaro intento di mostrargli affidabilità e schiettezza, «io vi fortifico il carattere.»
«Questa sembra una scusa ed è anche pessima» mugugnò offeso.
«Siete malfidente, Marchese, allora ditemi: vi ho mai deluso?»
«Vi conosco da troppo poco tempo per poter esporre il mio giudizio.»
«State mentendo», lo accusò con spregio, «voi avete già un’opinione su di me», prese tempo sondando le iridi dell’altro, «ed è anche positiva, perché diversamente non saremmo qui a parlarne.»
Il giovane imprecò a denti stretti, incrociò le braccia al petto e spostò lo sguardo all’esterno senza rispondere.
«Voglio che abbiate ciò che desiderate», seguitò la donna con trasparenza, «a patto che io abbia ciò che desidero.»
«È un ricatto?» tornò a guardarla.
«Una richiesta», replicò tranquilla, «che si concluderà con un accordo equo.»
Il sedicenne annuì comprensivo e tacque un momento prima di constatare, «Immagino che non mi direte di cosa si tratta.»
«Esatto» sorrise serafica.
«Potete almeno dirmi cosa mi state insegnando con la vostra insolenza?» chiese curioso, quasi a voler sfidare l’imperturbabilità che era solita mostrare.
«Vi insegno a vivere», replicò con un sorriso a fior di labbra, «a comportarvi e ad usare un lessico appropriato. Ogni azione, parola, gesto e sguardo non passano mai inosservati. Bisogna essere impeccabili nell’aspetto, eleganti nei movimenti, forbiti nell’esporre i pensieri e attenti nel persuadere l’interlocutore senza che se ne accorga.»
«Dite, è questo quello che avete fatto con me?»
«Cosa?» finse di non capire.
«Mi avete spinto ad intraprendere questo viaggio contro la mia volontà?»
«Non contro, Marchese», ribatté senza negare il coinvolgimento nella sua scelta, «vi ho solo mostrato la possibilità del viaggio, la scelta è stata vostra.»
«Mi avete persuaso con le vostre parole e non so neanche che intenzioni avete.»
«Ho intenzione di entrare con voi a corte, e di farlo dalla porta principale.»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: