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Invidia: capitolo 15

Carissimi history lovers, buona lettura!

Napoli 24 novembre 1738
Il volto irsuto del capitano si illuminò di ironia. «Davvero?»
«Osate dubitarne?» si mostrò offesa, anche se in realtà quell’atteggiamento non la infastidiva minimamente.
«Come potrei fare diversamente?» ritorse senza la benché minima cortesia.
«Potreste fidarvi. In fin dei conti sono qui per mantenere fede alla mia promessa» ripeté calma.
«Ammettete almeno di essere stata inadempiente?»
«Lo ammetto, capitano, ciò non toglie che è stato fatto in modo incolpevole. Credete che in questo periodo mi sia divertita? Pensate che per me sia stato semplice?»
«Perdonate la franchezza, signora, ma la vostra situazione non è affar mio.»
«Siete scortese.»
«Vi assicuro, Mary Katrin, che mi sto trattenendo.»
«Vi ricordavo più simpatico.»
«Perché? Mi avete pensato spesso?» la sfidò ad ammettere un interesse, ma lei fu più scaltra.
«Ovviamente, Gabriel.»
«Ah sì?» gongolò il capitano facendo prevalere l’orgoglio.
«Certo», annuì beffarda, «il pensiero di non aver pagato il mio debito con voi non mi ha permesso di dormire sonni tranquilli.»
«Avrei dovuto prevederlo» rise sprezzante.
«Cosa?»
«Che vi stavate prendendo gioco di me. Di un’austriaca c’è poco da fidarsi.»
«E degli spagnoli ancora meno», ribatté piccata, «ciò nonostante siamo qui, legati da un comportamento giusto.»
Il capitano espirò tutta l’aria dai polmoni per spegnere la collera che gli bruciava dentro prima di dire: «D’accordo, ditemi in che modo pensate di pagare il vostro debito?»
«In realtà dovreste essere voi a dirmi il prezzo. Quanto volete per il passaggio?»
«Non voglio denaro.»
«Cosa allora?»
«Voglio un’udienza con il re.»
«Il Re?» si strozzò quasi per la sorpresa. «Non ho una simile importanza.»
«Questo è quello che voglio. Che mi serve.»
«Non saprei come fare, Gabriel.»
«Ne ho bisogno. Devo trovare il modo di mercanteggiare per lui» confermò l’uomo con serietà.
«Ascoltate, questa sera mi presenterò a corte senza invito, non so neanche se riuscirò a vedere il Re, figuriamoci se potrò chiedergli un favore.»
«Trovate un modo per farmi entrare a corte e saremo pari» insisté il capitano.
Mary Katrin avrebbe potuto andarsene senza alcun ripensamento, perché in fondo tra loro vi era solo un accordo verbale, ma la sua coscienza non glielo permetteva. Il valore della parola data era l’unica cosa che le apparteneva ancora e non voleva perderlo.
«Fatemi pensare» tamburellò le labbra con l’indice, mentre muoveva alcuni passi sul ponte della nave.
«Lady Lehen?»si sentì chiamare poco dopo da una voce fin troppo familiare.
«Marchese, cosa fate qui?» replicò guardandolo con accusa.
«Non sono nato per attendere», ribatté osservando l’uomo di fianco a lei a cui poi si rivolse, «voi siete?»
«Io sono il capitano di questa nave» rispose brusco, ma smorzò il tono quando ripensò al titolo di quel giovane. «Sono il capitano Gabriel Cortez» concluse con un accenno di inchino.
Il ragazzo studiò l’uomo prima di rivolgersi nuovamente alla donna. «Siamo qui per il vostro innamorato?»
«Il capitano non…», fermò la spiegazione mostrandosi indignata, «oh cielo! Ma come osate fare una simile insinuazione?»
«Cerco di capire», replicò il marchese con voce neutra, «diversamente non vedo un collegamento tra voi e il capitano di una nave.»
«Il capitano mi ha aiutata quando vostra madre è stata noncurante» spiegò seria.
«Il giorno del vostro arrivo?»
«Esatto» assentì con il capo.
«E siete qua perché…» la incitò a spiegarsi.
«Perché a quel tempo non avevo il denaro per ripagarlo del disturbo» rispose, per evitare di giustificarsi.
«Bene, dategli ciò che dovete e andiamo. Siamo in ritardo» affrettò a chiudere il discorso.
Mary Katrin prese delle monete dalla borsettina che teneva nella tasca del vestito e si portò vicino al capitano. Con gli occhi fissi in quelli di lui gli diede il denaro e nel mentre sussurrò piano, «Aspettate un mio cenno. Forse ho un’idea.»

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