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La prima volta che uno vide l’altra

Carissimo/a history lover, buon momento!

Maggio era identificato come il mese dei matrimoni e, proprio in un maggio passato, ci fu il matrimonio per procura tra il re di Napoli Carlo Sebastiano di Borbone e Maria Amalia Wettin di Sassonia.

Quando si organizzavano i matrimoni di Stato come il loro, tutto avveniva secondo le regole del do ut des e il fulcro non erano tanto i sentimenti dei sposi quanto i vantaggi acquisiti dalle rispettive famiglie, quindi, nella maggior parte dei casi i coniugi si conoscevano dopo le nozze.
La prima forma di incontro e conoscenza era il ritratto.

Estratti da Carlo e Maria Amalia – un amore reale

[… Quando Carlo vide per la prima volta il ritratto della moglie ]

Ovviamente era oltremodo curioso di sapere chi fosse la nuova prescelta dalla madre, ma non poteva certo parlarne con il Primo Ministro. Erano già passati tre anni da quando era ritornato nella propria vita e ancora la sua presenza gli era ostica.
Poggiò il gomito con indolenza sulla scrivania mentre l’indice giocava con il labbro superiore. Dopo la morte della sua promessa, Filippa, aveva subito rifiutato l’idea di sposarsi, ma gli obblighi di un sovrano erano tanti e un matrimonio era la più alta alleanza politica. I due accordi successivi erano falliti, per sua fortuna, nessuna delle due era di suo gradimento ed egli era stanco di nutrire il sogno di una felice unione. Ormai era consapevole che l’amore, così come la felicità, era un lusso che il suo status non poteva comprare.
Non c’è due senza tre! Pensò con ironia mentre apriva la busta.
Lesse l’offerta inarcando più volte le sopracciglia, accompagnando quel gesto con un sorriso scettico. Le parole come: giovane fanciulla, gradevole aspetto, in salute, dotata di grande intelletto, di grazia e leggiadria, gli sembravano le amorevoli parole di chi voleva chiudere l’affare e, soprattutto, un modo per indorare le reali fattezze della fanciulla.
Si alzò per verificare i suoi sospetti. Liberò il ritratto dalla pesante protezione e rimase fermo a fissarlo per lungo tempo senza particolari espressioni.
Non si pronunciò per due giorni, solo quando scrisse alla madre, fu chiaro il suo pensiero.

“Carissima madre,
mi sembra molto bella e secondo la sua fisionomia deve avere un genio ammirevole. Vi assicuro M.M. che sono molto felice di essere destinato a lei.
Vostro figlio e Re
Carlo Sebastiano”

[ …Quando Maria Amalia vide il ritratto del marito per la prima volta]

Il silenzio che accolse Maria Amalia una volta chiusa la porta alle proprie spalle, riuscì solo ad accrescerle l’ansia. Iniziò a mordersi sotto il labbro in modo nervoso, mentre si avvicinava a una delle finestre e poggiava il ritratto allo schienale della poltrona, in attesa, di trovare il coraggio per aprirlo. Era sciocco il timore che provava, ne era consapevole, come era conscia che una volta visto il volto del futuro marito, egli sarebbe stato reale e definitivo. Non avrebbe più potuto rifugiarsi nei sogni infantili, immaginando il suo sposo dal volto armonioso e dai modi gentili. No, una volta aperto quel ritratto, il suo futuro sarebbe stato vero e immutabile.
Con un profondo respiro eliminò quell’involucro elegante e non le riuscì di nascondere il turbamento, per averlo trovato coperto ancora da un foglio.
Lo stemma Borbonico, a lei fino ad allora sconosciuto, faceva bella mostra su una lettera ivi appuntata.
Un accenno di sorriso le sfiorò le labbra all’idea che il Re avesse avuto l’accortezza di scriverle. Non era obbligato a farlo e, quella premura, alleggerì il peso che le stava opprimendo lo stomaco.
Con leggero imbarazzo la prese rigirandosela tra le mani. La carta ocra profumava di erba selvaggia e il sigillo sembrava risplendere alla pallida luce del Sole. Prima di romperlo, prese posto sulla poltrona posta di fronte al ritratto e si perse nell’osservare l’eleganza del tratto, deciso e ordinato.
Chissà se la sua mano riflette il suo cuore? Si chiese emozionata, prima di concentrarsi sul contenuto.
Prese un profondo respiro e iniziò a leggere.

“Carissima Maria Amalia,
spero che abbiate acconsentito alla mia richiesta e che ora siate sola con il mio ritratto. Non desideravo che altri, oltre voi, leggessero le mie parole. Queste righe non potranno colmare la mancanza di una nostra concreta conoscenza, ma vorrei, per quanto possibile, che queste parole vi acquietino l’animo che sarà di sicuro turbato. Mi premeva farvi sapere, che vedere il vostro giovane volto ha reso l’obbligatorietà delle nostre nozze una volontaria resa. Non avrei potuto esserne più lieto. Non ho l’ardire di sperare in un vostro egual responso, ma mi auguro, che abbiate la pazienza di aspettare il nostro incontro, affinché le mie doti umane riescano ad abbellirmi il volto.
Con sincera aspettativa
Vostro futuro marito e Re
Carlo Sebastiano.”

Senza neanche accorgersene la ragazzina si ritrovò a sorridere sollevata. Egli temeva il suo giudizio proprio come lei aveva temuto quello di lui. Ma mentre da una parte si sentiva sollevata, dall’altra provava una sorta di timore. E se quest’anticipazione si fosse resa necessaria perché è deforme?
Deglutì a fatica per scacciare quel brutto pensiero, perché non era da lei. Se Carlo aveva avuto tante attenzioni da parlarle dei propri timori chiedendole pazienza, chi era lei per negargliela. In fin dei conti anche lui avrebbe dovuto essere paziente con lei.
Trasse un profondo respiro e tolse quell’ultima protezione.
L’uomo raffigurato era giovane e Amalia ampliò il sorriso, il suo timore più grande era stato sconfitto. Iniziò a studiarlo per trarne maggiori informazioni, non riusciva a capire se fosse alto, ma di sicuro era esile, forse troppo, ma anche ella lo era. Si fermò sul volto con sguardo critico.
Ecco il nasone dei Borbone! Pensò, ricordando le parole che la contessa Deinten aveva pronunciato tanti anni prima.
Dovette ammettere che era realmente sproporzionato rispetto al viso magro, ma non ne fu sconvolta, in realtà, si chiedeva soltanto quanto quell’immagine fosse uguale alla verità. Sapeva bene che i ritratti mostravano la realtà vista con gli occhi dell’artista.

[…]Quando fu nuovamente sola, Amalia tornò al ritratto. Si inginocchiò sul tappeto incrociando le braccia sulla seduta, vi poggiò il mento e, da quella breve distanza, ricominciò a studiare il volto di Carlo. Si chiese se quegli occhi azzurri così brillanti nascondessero una mente sveglia e se, quelle labbra sottili, custodissero parole dolci. Era desiderosa di conoscere che tipo di re e di uomo fosse, ma più di ogni cosa, era curiosa di sapere che tipo di marito sarebbe stato.

[…]In un’altra stanza, lontano da occhi indiscreti, il re fissava il ritratto della giovane promessa sposa torturandosi nel dubbio che ella lo avrebbe intimamente rifiutato.

Alla prossima!

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