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Invidia: capitolo 16

Carissimi history lovers, buon momento e buona lettura!
Vi fate sentire? Mi dite cosa ne pensate di questi personaggi?Continuo a scrivere questa storia?

Napoli 24 novembre 1738
Il marchese di Galatone era, già da diverso tempo, in fila per entrare nella grande sala e, della sua accompagnatrice, non vedeva neanche l’ombra del tulle. Quella mancanza stava iniziando a indisporlo e a fargli temere che non si sarebbe presentata.
Troppo indipendente. Troppo astuta. Troppo…
«Eccomi» sentì dire da una voce lievemente affaticata.
Volse solo il viso alla sua destra. L’austriaca era al suo fianco vestita con un abito di gran classe, che ne faceva risaltare l’incarnato chiaro. Indossava con eleganza un’ampia gonna di taffetà color cremisi con inserti floreali in argento e ocra, che si stringeva intorno al corpetto del medesimo colore. Lo scollo quadro e morigerato, dava mostra del lungo collo, abbellito solo dai boccoli scuri lasciati liberi di sfiorarle le spalle.
«Siete in ritardo» l’accolse senza la minima benevolenza.
«Una signora non è mai in ritardo» accennò un sorriso a beneficio dei curiosi.
«Per colpa vostra rischiavo di entrare solo» l’ammonì, mantenendo il punto.
«Per merito mio siete qui» gli ricordò tranquilla, ma con la voce venata di alterigia.
Antonio Pignatelli avrebbe voluto ribattere a tono palesando la medesima tracotanza, ma purtroppo, era consapevole che avesse ragione. Erano arrivati a corte senza invito e lei, ancora non sapeva spiegarsi come, era riuscita a farsi accogliere tra gli ospiti del ricevimento. Era stata incredibile, ma non lo avrebbe mai ammesso. Non in quel momento, almeno.
«Senza di me non vi avrebbero fatta neanche parlare», la rimbeccò, comunque con arroganza, «quindi, smettetela di atteggiarvi da mia salvatrice.»
Era giunto il momento di entrare.
«Vero anche questo», conciliò appoggiando la mano sopra quella di lui, «ciò significa, che insieme siamo inarrestabili» sussurrò con un filo di voce e, in silenzio, attesero l’annuncio e varcarono l’ingresso.
Un vociare soffuso accolse il loro debutto.
Il cuore di Mary Katrin, nonostante fosse algido ed esperto, non poté evitare di sussultare davanti alla magnificenza della grande sala. I lampadari in vetro erano interamente illuminati da candele e creavano un gioco di luci e ombre delizioso. Alle pareti, con decorati intrecci, vi erano fiori pastello e nastri di seta blu, mentre nel centro dei vari tavoli sparsi per il perimetro del salone, vi erano numerose composizioni floreali che inondavano l’ambiente con il loro profumo fresco e primaverile, nonostante fosse novembre inoltrato. Come c’era da aspettarsi, i due furono rilegati sul bordo dell’ambiente, incastonati tra gli altri Patrizi che per rango e conoscenze avevano più ragione di essere presenti. Attesero per lungo tempo l’arrivo dei sovrani e, quando li videro comparire dopo l’annuncio, sentirono partire una melodia suonata al piano da uno dei migliori compositori del Regno, che donò subito all’ambiente, quell’aria di festa di cui doveva essere investita.
«Eccoli!» disse Mary Katrin, con un tono talmente neutro da rendere impossibile comprendere i suoi pensieri. Se fosse felice, triste o indifferente era difficile da capire, soprattutto per un giovane come il Marchese. In quel momento, però, mentre la vedeva seguire con uno sguardo indefinibile ogni movimento dei sovrani, comprese che ella era solita indossare una maschera perenne e che forse, oramai era talmente radicata in lei, da renderle impossibile anche intuire quando non la indossasse.
«Sono molto giovani» considerò Pignatelli con fare discorsivo.
«Sua Maestà la Regina oggi compie quattordici», spiegò senza staccare lo sguardo dalla coppia che danzava abilmente al centro di un cerchio di persone, «il Re ventuno, se non sbaglio.»
«Ventidue» intervenne nella conversazione un uomo sui quarant’anni, fermo da tempo al loro fianco.
La donna in risposta gli donò un sorriso di cortesia.
«Perdonate insolenza», continuò l’uomo sostenendo lo sguardo della donna, «permettete che mi presenti. Il mio nome è Bernardo Tanucci.»
Tanucci? Dove l’ho già sentito? Si interrogò, mostrando invece di sapere bene chi fosse.
«È un onore fare la vostra conoscenza» sciorinò Mary Katrin con un sorriso più ampio, perché nonostante in quel momento non le sovvenisse chi fosse, dal taglio elegante dell’abito e la fattura della parrucca, era chiaro che avesse il denaro e, siccome ne conosceva il nome, era probabile che avesse un ruolo di rispetto.
«Un onore mi sembra troppo, ma grazie per la cortesia», sorrise a sua volta, «posso osare di chiedervi il nome, signora, perché sono certo di non avervi mai vista qui a corte.»
«Avete ragione», seguitò con tono calcolato, «questa è la prima volta e il merito non è mio», si scostò di lato per mostrare il suo accompagnatore, che di certo aveva più ragione di lei di stare lì. «Signor Tanucci, lasciate che vi presenti il signor Antonio Pignatelli, marchese di Galatone, figlio di Sua Altezza Reale, la principessa di Belmonte» specificò per dare maggiore credito al giovane.
«Marchese», ossequiò Tanucci con un lieve inchino, «benvenuto a corte.»
«Lieto di esserci» replicò il nobile, mostrando il volto fiero e cordiale che le aveva insegnato l’austriaca.
«Stiamo saltando i convenevoli di rito e vi chiedo perdono, Marchese», riprese Tanucci con garbo, «ma quando al momento dell’annuncio non ho trovato riscontro sull’elenco degli invitati, ho pensato fosse doveroso controllare.»
«State facendo il vostro dovere e pertanto non siete da biasimare», gli andò in aiuto il giovane intuendo gli sguardi di suggerimento della donna, «ora, siccome siamo in questa situazione inusuale, permettetemi di presentarvi lady Mary Katrin di Lehen, da Vienna.»
«Molto lieto» sciorinò il consigliere del Re con eleganza e, proprio in quel momento, si abbassò la musica fino a diventare un sottofondo. «Ora devo tornare dai sovrani, con permesso», si congedò rapido Tanucci, con la ferma intenzione di indagare sulle loro generalità.
Nel mentre, i due intrusi si augurarono di riuscire nell’intento di parlare con i sovrani prima che quell’uomo parlasse con la principessa Pinelli, perché certi, che quella donna algida e crudele non li avrebbe mai aiutati.

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