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Invidia: capitolo 17

Buona lettura!

Napoli 24 novembre 1738
La vita, a volte, può essere davvero difficile da comprendere e, mai come quella sera, lo era per la giovane austriaca. Stanca di vegetare all’ombra dei Patrizi, la donna si era allontanata dalla grande sala per prendere una boccata d’aria fresca e schiarirsi le idee. Prima di entrare al ricevimento aveva creduto che il suo piano fosse geniale, costellato di buone intuizioni, invece, niente si era svolto come preventivato, e alla fine si era trovata ad oziare ai margini dei festeggiamenti. Risvolto diverso per il Marchese, ovviamente, che forte del suo titolo e delle conoscenze, era riuscito a conversare con molte persone ambienti.
Con passo leggero Mary Katrin imboccò il primo corridoio, avanzò silenziosa e curiosa di scoprire cosa quel luogo celasse, ma la sua esplorazione fu interrotta quando si trovò davanti ad una visione insolita. Una donna dai capelli ramati stava seduta su un divanetto con le mani a coprirle il viso e la postura contrita. Quella sera aveva visto solo una donna con quel colore di capelli, tanto acceso che neanche la cipria era riuscita a schiarire, e per un momento si sentì grata alla sorte per un po’ di fortuna. Modulò l’andatura per imprimere urgenza nei suoi movimenti e si portò dinanzi alla donna.
«Tutto bene?» chiese con voce accorata.
Anne scoprì il viso di scatto senza poter celare la sorpresa. «Sì, grazie.»
«Siete sicura?» incalzò con preoccupazione. «Volete che chiami qualcuno?»
«No, davvero, va tutto bene» si affrettò a tranquillizzarla alzandosi in piedi, «è stato solo un mancamento dovuto al caldo nella sala.»
«Vi capisco», le sorrise complice l’austriaca, «ho sentito la stessa necessità.»
Anne si prese un momento per osservare l’interlocutrice e studiarne i lineamenti. «Non vi ho mai vista a corte», affermò diretta, «è la prima volta che venite?»
«Sì», annuì l’altra con falsa modestia, «a quanto pare devo averlo scritto in viso che non è il mio ambiente.»
«Oh cielo, no!» si affrettò a giustificare la dama della regina. «Non intendevo certo mancarvi di rispetto.»
«Non avreste potuto neanche se lo aveste voluto, mia signora, la vita mi ha insegnato ad assimilare ogni parola con il giusto equilibrio.»
«Comunque, io sono Anne», si presentò la dama con un sorriso gentile, «Anne Barding. Voi?»
«Mi chiamo Mary Katrin di Lehen, signora Bardin.»
«Da dove venite?» curiosò, interessata alla giovane e dimentica dei suo patemi di cuore, o perlomeno voleva allontanarli da sé, perché quel bacio scambiato con il capitano von Dreje era stato lo sbaglio più bello della sua vita, ma era pur sempre uno sbaglio, e non doveva pensarci se voleva rimanete fedele a se stessa.
«La mia famiglia vive a Vienna.»
«Siete qui da sola?»
«Diciamo di sì”, sorrise per prendere tempo, “sono stata mandata per servire la principessa Pinelli, e lei in cambio mi ha inviata a casa del marchese di Galatone per fare da istitutrice alla figlia minore, Giustiniana.»
«Se non sbaglio il Marchese non è stato invitato, come avete fatto a entrare?»
«Ho supplicato», sorrise ancora, confidenziale, «e ho fatto leva sul regalo pregiato che ho per la regina.»
«Sua maestà ha ricevuto solo doni preziosi», la informò Anne con un sorriso, «il vostro sarà solo uno dei tanti.»
«Può darsi, ma io ho detto pregiato, non prezioso, infatti, non ho portato né oro, né argento.»
«E cosa, allora?»
«Un tessuto proveniente dall’Oriente», asserì convincente, «ho mandato personalmente un mercante a prenderlo.»
«Sul serio?» inquisì diffidente. I tessuti orientali erano noti per il loro prestigio, perché arrivavano da lontano e avevano una miriade di storie da raccontare. Sapeva quanto la Regina fosse appassionata di storie, ed era certa che avrebbe voluto sentirle.
«Sì» confermò senza tentennamenti.
«Dov’è questo dono?»
«Ce lo ha ancora il mercante.»
«Bene», sorrise Anne, «domani pomeriggio siete invitata, con il vostro dono, a cospetto della sovrana. Fate in modo che ci sia anche il mercante.»
«Il mercante?» domandò confusa.
«È un problema?» ribatté Anne inarcando un sopracciglio.
«No» si affrettò a tranquillizzarla Mary Katrin con un sorriso.
«Bene, a domani.»
«A domani» ripeté l’austriaca vedendo la rossa andare via e, in cuor suo, si sentì doppiamente fortunata.
Finalmente le cose iniziavano a girare per il verso giusto.

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