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Invidia: capitolo 18

Carissimi, Buona lettura!

Napoli 25 novembre 1738

La giornata di Mary Katrin era iniziata ancor prima che il sole sorgesse. Aveva trascorso la notte sul divanetto nella camera che le avevano concesso, in una delle dimore cittadine di proprietà del Marchese, a pianificare l’incontro con la Regina. Mai, avrebbe preventivato una simile fortuna, quindi, doveva fare in modo di non sprecarla.
Un lieve schiarirsi di voce l’avvisò di essere desiderata. Sollevò lo sguardo dalla fiamma per rivolgerne uno neutro alla cameriera. Era ferma accanto alla propria brandina, posta di fianco al letto nobile con colonnato, con le mani giunte sul grembo e gli occhi impiastricciati dalla notte.
«Sono pronta», disse la cameriera con il viso ancora stropicciato dal sonno, «cosa volete che faccia?»
«Claudette, non sembri affatto pronta», replicò Mary Katrin studiandone l’espressione assonnata, «ma non abbiamo tempo da perdere.»
«Ditemi cosa fare.»
«Ho bisogno che tu vada in porto a consegnare un pacco al capitano della Onore.»
«L’uomo che ci aiutò al nostro arrivo?» si interessò la serva.
«Esatto» assentì con il capo, lisciando la treccia che le scendeva sulla spalla.
«Cosa devo dirgli?»
«Di leggere la mia lettera», rispose Mary Katrin alzandosi in piedi, «sperando sappia leggere» continuò passandosi una mano sulla fronte corrucciata. Il suo piano notturno iniziava a mostrare le prime falle.
«Pensate non lo sappia fare?» chiese Cloudette, timidamente.
«Potrebbe non saperlo», sostenne dubbiosa, «in fin dei conti è il capitano di una nave. Non ho idea se abbia o meno ricevuto istruzione.»
«Volete che gli dica qualcosa?» insisté la cameriera, mantenendo lo sguardo basso e lisciando le maniche del vestito per tenersi impegnata.
«Di venire oggi pomeriggio al Palazzo Reale e di presentarsi come mercante. Un mercante incaricato da me per il regalo della Regina. Un tessuto pregiato orientale. Digli di venire per le tre.»
«Vado subito» assentì Cloudette uscendo dalla stanza, lasciando Mary Katrin sola, a chiedersi se sarebbe riuscita nel suo intento, oppure qualcosa sarebbe andata storta.
Se c’era qualcosa che detestava, era il non avere il controllo sulle situazioni.

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