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Invidia: capitolo 19

Carissimi history lovers, buona lettura!

Napoli 25 novembre 1738
I passi di Mary Katrin all’interno del Palazzo Reale suonavano leggeri sul pavimento lavorato e palesavano, senza alcun dubbio, tutta l’educazione ricevuta. Silenziosa e attenta, come aveva imparato a fare in gioventù, seguiva il valletto mostrando interesse per la magnificenza architettonica dell’edificio, anche se, in realtà, la sua attenzione era rivolta agli sguardi inquisitori che si rincorrevano e la studiavano a distanza.
Un sorriso di compiacimento le si dipinse sul volto quando incrociò lo sguardo della principessa Pinelli, all’interno del salottino privato della regina.
Al suo ingresso Anne si alzò e la raggiunse.
«Dove è il regalo?» le chiese sottovoce per non farsi udire dalle gran dame.
«Deve ancora arrivare» ammise mantenendo il tono impassibile, anche se dentro di sé si sentiva morire dall’ansia.
L’idea che il capitano non avesse acconsentito a espletare la sua richiesta la metteva in forte agitazione, ma non lo avrebbe dimostrato. L’unica cosa che poteva fare era sperare che non disattendesse le attese.
«Io le ho promesso un omaggio di pregio», sussurrò la dama della regina con uno sguardo carico di biasimo, mentre tutto intorno si levava un mormorio malsano, «come pensate di risolvere l’inconveniente?»
Mentre Mary Katrin racimolava una risposta valida e completa, l’annunciatore catturava l’attenzione dei presenti con il suo avviso. «Il capitano Cortez della nave Onore chiede udienza.»
«È lui?» si interessò Anne, e la voce fu modulata da una nota di speranza. Aveva speso il proprio credito in favore di quella giovane e non voleva che andasse sprecato.
«Sì» rispose l’altra con sollievo.
A quella risposta Anne prese in mano la situazione e si avvicinò alla sovrana.
«Maestà», cominciò con voce solenne, legandosi alla confidenza che le aveva fatto quel mattino, «lasciate che vi presenti Mary Katrin di Lehen.»
All’annuncio l’austriaca si prodigò in una cerimoniosa riverenza fatta di grazia e rispetto. La regina Maria Amalia le sorrise. «Il capitano è con voi?» chiese per forma, in realtà, Anne le aveva spiegato già tutto.
«Sì, Maestà» rispose Mary Katrin mantenendo lo sguardo sull’orlo dell’abito della regina.
«Anne», si rivolse alla dama, «fai uscire le signore e fai entrare il capitano» ordinò, evitando di rivolgersi alle Patrizie che, in realtà, sopportava a stento.
Quando il capitano Cortez fece il suo ingresso, non poté evitare di catturare lo sguardo delle donne presenti. Persino Mary Katrin dové sforzarsi per trattenere il mormorio di apprezzamento. L’uomo era vestito in maniera elegante, fin troppo per essere il capitano di una nave, ma l’abito in tre pezzi di color turchese scuro e gilet avorio era talmente perfetto sulla sua figura, da farlo sembrare un principe.
«Su, Signore», le incitò Maria Amalia ad uscire, sorridendo delle loro espressioni rapite, «non cincischiate, il capitano è qui per me.»
Le gran dame si guardarono tra loro con evidente imbarazzo prima di lasciare la stanza.
La giovane regina si prese un momento per osservare l’uomo prima di fargli il cenno si avvicinarsi.
«Cosa avete per me?» gli chiese in francese.
L’uomo cercò Mary Katrin con lo sguardo in cerca di aiuto. L’austriaca capì all’istante e richiamò l’attenzione su di sé. «Maestà, posso parlare?»
«Certo. Dite» l’autorizzò con gentilezza.
«Il capitano parla solo spagnolo.»
«Oh!» la sovrana parve delusa.
«Ma con il vostro permesso posso tradurre per voi» continuò Mary Katrin con solerzia.
«Voi lo parlate?» si interessò con sorpresa. Lo spagnolo non era una lingua molto trattata dai regni del nord, e il fatto che lo conoscesse, per lei fu assai bizzarro.
«L’ho studiato quando mi è stato detto che avrei servito la principessa Pinelli qui a corte», mentì con astuzia, «sarebbe stato un omaggio al mio nuovo re.»
«Bel pensiero» conciliò senza porre altre domande. Anne le aveva già riferito il trattamento che la donna aveva subito.
«Mio dovere» pigolò con sussiego.
«Bene, allora tradurrete per me», accettò la regina, «ditegli di mostrarmi il regalo.»
L’austriaca riferì, e Gabriel aprì la scatola mostrando il nobile tessuto.
«Incantevole!» mormorò Maria Amalia mentre carezzava il tessuto con i polpastrelli.
«Sono contenta che vi piaccia»,parlò Mary Katrin, «so che non è molto e che non può competere con i doni fatti dai nobili Patrizi, ma sappiate, Maestà, che è stato fatto con tutta la fedeltà che vi devo.»
Maria Amalia assimilò quella confessione con fiducia. Quella donna le sembrava essere sincera, molto più di alcune dame napoletane.
«Voglio sapere la storia di questo tessuto.»
«Perdonate, Maestà, temo di non aver capito» finse confusione la donna, preoccupata da cosa potesse saltar fuori.
«Chiedete al capitano del viaggio che ha fatto verso oriente», fu più chiara, «desidero conoscere i dettagli della sua spedizione.»
Mary Katrin formulò la domanda sentendo il cuore accelerare nel petto per la tensione, ma l’ansia defluì quando Gabriel cominciò il suo racconto.

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