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Invidia: capitolo 21

Buona lettura!

Napoli, 25 novembre 1738
Seduta alla toeletta, Mary Katrin osservava il proprio riflesso con una nota di compiacimento. La cameriera aveva lavorato egregiamente con i i suoi capelli, creando un’acconciatura morbida e non eccessiva, e con il belletto, valorizzando i suoi lineamenti anche senza marcarli.
«Sembrate soddisfatta, mia signora» esordì Claudette alle sue spalle, mentre la ammirava nel riflesso.
«Lo sono», confermò con un sorriso travolgente, «credo di non esserlo mai stata tanto.»
«Immagino», conciliò la cameriera, «essere stata invitata a cena dal Re in persona, è un onore per pochi.»
«Esatto», confermò Mary Katrin alzandosi per raggiungere la specchiera intera, «senza contare che tale onore è giunto solo per merito mio.»
«Sì, signora» annuì la cameriera con solerzia, mentre indietreggiava per lasciarle libero il passaggio.
La dama si fermò a poca distanza dall’oggetto riflettente. Rimirò la figura intera trovandosi adeguata all’evento. L’abito che aveva indossato era di un damascato colori pastello dalla gonna ampia e corpetto aderente, rifinito con pizzo sulla scollatura e merletti alle maniche tre quarti. «Claudette», chiamò la cameriera volgendosi per guardarla dritta negli occhi, «sembro una donna morigerata e timida?»
«Volete sembrarlo?» inarcò un sopracciglio, scettica. La sua signora si era sempre dimostrata sicura di sé e forte del suo acume. Il perché volesse sembrare una sciocca non le era chiaro, ma non avrebbe speso domande a riguardo.
«Sì» confermò, ma il resto della frase fu interrotta da alcuni colpi sulla porta della stanza.
«Vai a vedere chi è» ordinò alla cameriera, e nell’attesa tornò con lo sguardo sul riflesso.
Pochi attimi dopo vide alle sue spalle il marchese di Galatone e si volse ad affrontarlo.
«Marchese, cosa fate qui?»
«Cosa significa?» esibì il biglietto che lei gli aveva fatto recapitare in camera.
«Non sapete leggere?» replicò con un sorrisino a fior di labbra.
«Dico sul serio», le si avvicinò severo, «vi sembra questo il modo di comunicarmi una simile notizia?»
«Non lo è?» finse di non capire.
«Katrin», la guardò torvo, «stasera conoscerò il Re?»
«Sì» gli sorrise compiaciuta di se stessa.
«Come ci siete riuscita?» chiese, mostrando tutto il proprio rispetto con un sorriso.
«Come vi ho insegnato: studiate l’interlocutore, dategli ciò che vuole e otterrete ciò che desiderate» sorrise a sua volta.
«Quando mi è stato detto che stavate affrontando un colloqui privato con i sovrani, ho avuto un ritorno di fiele» ammise, muovendo qualche passo all’interno nella stanza, «ho temuto che vi foste dimenticata di me.»
«Sono una donna di parola, Marchese. Non mancherei mai a una promessa.»
«L’ho notato» rise, mentre la guardava da sopra una spalla. E fu in quel momento che la osservò davvero, rilevando l’abbigliamento sobrio, unito ad un’acconciatura e a un trucco altrettanto semplice. Quella essenzialità lo incuriosì fortemente. «Verrete a cena vestita così?»
«Sto male?» lisciò il tessuto con un movimento impacciato, reduce da anni di studio.
Il giovane girò sui tacchi per fronteggiarla e avvicinarsi. «No di certo», sorrise ironico, «vi è impossibile stare male.»
«Volete adularmi Marchese?» notò calibrando il tono, e modellando la bocca di compiacimento. «Dovete affinare ancora un po’ le vostre armi, prima di riuscire a farmi capitolare.»
«Volevo essere cortese» arrossì, ma con il sorriso.
«Ditemi», lo interrogò per sviare il discorso, «sembro abbastanza ingenua e pudica?»
«Perché dovreste?» corrugò la fronte, confuso.
«Non lo sembro?» attaccò diventando seria. Non poteva accettare di aver trascorso tutto quel tempo a prepararsi, per nulla.
Il Marchese comprese la gravità della situazione e la osservò meglio, prima di ammettere: «Beh, se non vi conoscessi, direi di sì.»
Le vide spuntare sul viso un sorriso soddisfatto e allora ne approfittò per chiederle, «Perché volete dare un’impressione diversa?»
«Voglio che mi vedano come una donna sobria e priva di mire, in modo che credano nella mia buona fede e mi accolgano con fiducia. In questo covo di vipere, fatto di opportuniste e peccaminose amanti, sono certa che una donna come me sarà molto più che bene accetta.»

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