Vai al contenuto

Invidia: capitolo 22

Buona lettura!

Napoli, 25 novembre 1738
La serata alla quale Mary Katrin, il Marchese e il Capitano avrebbero partecipato si poteva dire che fosse una cena per pochi intimi, soprattutto, se paragonata a quelle che erano soliti organizzare al Palazzo Reali di Napoli, tuttavia, a Gabriel, sembrò essere fin troppo affollata e raffinata.
Il capitano della Onore, infatti, fin dal suo ingresso non aveva fatto altro che guardarsi intorno con meraviglia, osservando ogni decoro e abito come se fosse il più bello che avesse mai visto. In realtà era proprio così. La sala nella quale avrebbero consumato il pasto serale era ampia, con il soffitto alto e impreziosito da affreschi incantevoli e diversi stucchi, mentre le pareti, altrettanto belle, svettavano verso il cielo con un susseguirsi di materiale pregiato.
«Dovreste chiudere la bocca, Capitano» ironizzò Mary Katrin, dopo averlo affiancato.
«Perdonate, milady, avete ragione» conciliò con una giusta, tuttavia inusuale, che le fece storcere inevitabilmente il naso.
«Milady?» lo dileggiò sottovoce, inarcando un sopracciglio scuro per aumentare il senso del proprio scetticismo.
«Mi avete detto di chiamarvi così», si giustificò guardandola finalmente in viso, «avete cambiato idea?»
Per un brevissimo istante i loro occhi si incontrarono e, in simultanea, esplose in entrambi il vuoto allo stomaco che gli spezzò il respiro.
«Deviate lo sguardo, Capitano» gli suggerì, la voce sempre più sottile. Rarefatta, invero, dal calore che stava iniziando a infiammarle il ventre. La vicinanza di quell’uomo era deletaria per il suo buonsenso.
Lo comprese quando la raggiunse il rimprovero del marchese di Galatone: «Mary Katrin, per cortesia, ricomponetevi.»
Volse solo il viso in direzione del giovane nobiluomo e il biasimo che lesse nel suo sguardo la fece sentire in difetto, ma soltanto un attimo.
Nel tempo di un respiro tornò padrona di se stessa. Puntò lo sguardo in direzione dei sovrani, già seduti alla tavola di reale, e in breve fu intercettata dal Re, che le fece cenno di avvicinarsi.
«Andiamo» comandò ai due uomini.
L’austriaca imboccò lo spazio libero creato al centro della tavolata disposta a ferro di cavallo, poi, cedè il passo al Marchese e, seguita dal capitano, si mossero per raggiungere i sovrani che li accolsero con un sorriso cortese.
Le presentazioni ufficiali furono effettuate da Tanucci, mentre quelle personali, fatte di anneddoti e confidenze, sarebbero state fatte dall’austriaca a fine pasto.
Dopo le formalità, il Marchese fu invitato a sedere di fianco alla madre, la principessa di Belmonte, mentre Mary Katrin e il capitano, furono relegati all’estremità opposta del banchetto.
«Vi è andata male, milady» scherzò Gabriel quando furono abbastanza lontani da orecchie indiscrete.
«Sto per cenare alla presenza del Re di Napoli, Capitano, non direi male» lo contraddisse con tono altero.
«Volete farmi credere che fosse questo il vostro obiettivo?»
Si mise a sedere al suo fianco, dopo di lei.
«Chi vi dice che ne abbia uno?»
«Una donna come voi ce l’ha di sicuro» replicò tranquillo.
«Pensate davvero di conoscermi dopo solo tre incontri?»
«Di conoscervi no, Mary Katrin», sussurrò il suo nome in confidenza, e quella intimità le causò un brivido nella schiena che faticò a trattenere, «ma da quello che ho potuto vedere, non siete propensa a contentarsi.»
«Dite?»
La donna esagerò il suono di una risata per alleggerire il significato della vicinanza tra loro, a beneficio dei presenti.
Il capitano la guardò confuso. Quella reazione era assolutamente estranea al contesto.
«Mi parlate da troppo vicino» spiegò con un filo di voce, nascondendo la bocca dietro il cucchiaio colmo di minestra.
«Vi sono stato anche più vicino» commentò sereno. A lui non interessavano i dettami dell’etichetta. Non faceva parte di quel mondo e con molta probabilità non gli sarebbe mai più capitata un’occasione simile. Era avulso alla nobiltà, in realtà, quelli come lui erano talmente in basso nella gerarchia, che si faceva fatica persino a vederli, eppure, lei era riuscita a fare l’impossibile e lo aveva portato lì.
Lo sguardo accusatorio che lo minacciò gli gelò il sangue.
«Perdonatemi, milady», si scusò prendendo fisicamente le distanze, «sia per la libertà presa, sia per avervi urtata al vostro arrivo» chiarì, a beneficio dei presenti.
«Scuse accettate», sorrise trionfante, «finalmente avete ammesso di essere stato voi a venirmi addosso.»
«Solo a beneficio dei presenti» chiarì, parlando dietro al cucchiaio come aveva visto farle.
«Precauzione inutile», rise, «a questo tavolo nessuno parla spagnolo.»
«Mi state dicendo che posso dirvi ciò che voglio?» la stuzzicò, guardandola in un modo che non necessitava di spiegazioni.
«Dipende.» La risposta le uscì di nuovo sottile. Le bastava incrociare il suo sguardo scuro per sentirsi cadere nel vuoto.
«Grazie» disse semplicemente, e lei si sentì persa nelle emozioni che le suscitò quell’unica parola.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: