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Invidia: capitolo 26

Buona lettura!

Napoli, 26 novembre 1738
Mary Katrin raggiunse la corte del Palazzo Reale giusto in tempo per vedere varcare dall’affascinante capitano spagnolo l’ampio accesso sorvegliato. La luce solare, che in quel momento illuminava metà cortile, sembrava tracciare una passatoia brillante per il suo passaggio e, nonostante fosse adirata con lui per la fuga della sera precedente, si ritrovò a fissarlo con ammirazione. Come potesse un uomo di umili origini possedere abiti tanto belli era un mistero, eppure, anche in quella occasione le risultò impeccabile, elegante, bellissimo e…
Scosse la testa per scacciare gli ulteriori complimenti che le erano saliti in gola e assottigliò lo sguardo. Probabilmente, la potenza del biasimo divenne palpabile perché lui si volse nella sua direzione e, non appena la vide, non poté evitare alle bocca di distendersi in un sorriso.
«Un attimo» fermò il valletto che lo stava conducendo dal sovrano. Il servitore, confuso, si volse a guardarlo.
«Un momento», precisò indicando la donna, «dovrei salutare un’amica.»
«Fate pure», acconsentì l’altro, «avete tempo.»
Gabriel annuì. Sapeva di essere in grande anticipo, ma era certo che fosse meglio aspettare il Re, che farsi aspettare da lui.
«Vi aspetterò dalla porta» lo informò il servitore e si allontanò per porsi di fianco all’uscio indicato.
Gabriel espirò e si avvicinò alla donna che, infatti, sembrava proprio attenderlo.
«Capitano Cortez» lo accolse con un sorriso tirato.
«Mia signora» replicò con un accenno di inchino, che aveva tutta l’aria di essere uno sberleffo.
«Siete scappato ieri sera», si trovò a dire senza riuscire a frenarsi, «è stata la vostra nuova amica a regalarvi l’abito?» domandò, indicando il tre pezzi color avorio e gilet blu, che sembrava fatto su misura, visto come gli avvolgeva il corpo scolpito dalla fatica.
«Quale amica?»
«Quella con cui vi siete allontanato.»
«Non mi sono allontanato con nessuna donna» spiegò, anche se non ce n’era bisogno.
Mary Katrin inarcò un sopracciglio scuro per mostrargli l’evidente scetticismo.
«Dico sul serio. Perché mai dovrei mentirvi?»
«Non lo so. Allora, se non siete andato via con una donna, dove siete andato?»
«Sono tornato alla nave.»
«Da solo?» insisté, palesando il dubbio.
«Sì» confermò, ma gli scappò un sorriso.
Se non fosse stata lei si sarebbe infuriato per una tale insistenza. La verità però, era che quella insistenza fosse il segnale di un interesse differente e, in tutta onestà, non poteva ignorare il piacere che gli stesse causando la sua gelosia.
«Non ridete» lo ammonì cercando di risultare burbera, ma le era chiaro che stesse miseramente fallendo. Lui, con quel suo sorriso malizioso e sguardo accattivante la rendeva istintiva. Proprio lei che dell’indifferenza ne aveva fatto virtù.
«Va bene, non rido», sorrise, «ma mi dite perché eravate convinta che avessi avuto un incontro galante?»
«Il Marchese mi ha detto…»
«Ah, capisco», la fermò a metà frase e considerò con una risatina beffarda, «dovevo immaginarlo che c’entrasse quello là.»
«Quello là ha un nome» gli ricordò saccente.
«Sì, e non ne fa mistero», ribatté sarcastico, «a proposito, dov’è?»
«A casa sua?»
«E vi ha fatta uscire da sola?» il tono era ancora sarcastico.
«Sono meno giovane di quel che sembro» ribatté piccata.
«Oh, ma non sembrate giovane», la tranquillizzò con evidente ironia, «però è strano che vi abbia fatta uscire senza la sua supervisione e guardia.»
«Non sono di sua proprietà» chiarì, infastidita da quella insinuazione, e inevitabilmente avanzò di un passo.
«E lui lo sa?» si avvicinò a lei.
Si fissarono negli occhi ad un passo di distanza, infatti, l’orlo della gonna sfiorava le calzature pulite di lui, e lei poté sentire l’aroma del vino uscire dalla sua bocca e sfiorarle le labbra.
«Siete troppo vicino» gli fece notare con voce flebile. Con la sola vicinanza lui riusciva a mozzarle il fiato.
«Non quanto vorrei» confessò a bassa voce, mentre le iridi scure le carezzavano la bocca carnosa e schiusa dal respiro affrettato.
A quella ammissione il cuore di Mary Katrin mancò un battito.
Il richiamo del valletto dissipò l’intimità del momento.
Gabriel sfiorò con lo sguardo le iridi chiare e agitate come un cielo di pioggia di lei, prima di voltarsi. «Sì.»
«Il Re si è liberato prima e ha deciso di incontrarvi ora.»
«Perfetto, andiamo.»
Si volse un’ultima volta in direzione della donna, accennò un inchino e si allontanò senza aggiungere altro.
Mary Katrin, nel mentre, confusa dalle sue stesse emozioni, rimase in attesa dell’accoglienza della regina.

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