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Addio, Francesco I di Lorena

Carissimo/a History lover, buon momento!

In occasione dell’anniversario di morte del Sacro Romano Imperatore Francesco I di Lorena, (marito della note Maria Teresa d’Austria), ecco due righette su di lui, tanto per saperne qualcosina.  😉 

«Francesco Stefano di Lorena nacque a Nancy l’8 dicembre del 1708 e morì a Innsbruck il 18 agosto del 1765. Figlio del duca Leopoldo di Lorena  e della duchessa Elisabetta Carlotta di Borbone-Orléans (nipote di Luigi XIV), Francesco fu una Altezza Reale alla nascita, duca di Teschen per diritto paterno all’età di quindici anni, duca di Lorena per diritto ereditario all’età di vent’anni, arciduca consorte d’Austria per matrimonio e Sacro Romano Imperatore per elezione. Le vicende politiche e personali furono disparate, e ognuna andrebbe vista nel dettaglio (la vita politica di Maria Teresa e consorte è stata una delle più complesse), tuttavia, ora stiamo parlando di Francesco. Egli ebbe un’infanzia e un principio di adolescenza spensierata, seguita da un’istruzione serrata alla corte di Carlo VI, proprio in virtù di un successivo matrimonio con Maria Teresa che, come anticipato avvenne il 12 febbraio del 1736. (#curiosità Francesco, per poter sposare Maria Teresa, fu costretto a scambiare il ducato di Lorena con il Granducato di Toscana, per fini motivi politici e, questa sua scelta, lo fece litigare con la sorella e il fratello, che reputavano ingiusto rinunciare al lascito paterno.) Per merito di un volere neanche troppo superiore sposò Maria Teresa d’Asburgo, figlia del Sacro Romano Imperatore Carlo VI d’Asburgo. Fu un marito innamorato e un padre attento. La coppia ebbe sedici figli.»

Francesco I morì durante i festeggiamenti per il matrimonio tra Maria Luisa e suo figlio Pietro Leopoldo. (trovi notizie sul matrimonio qui: coppie reali)

Di seguito un estratto da Francesco e Chiara di prossima, non so quando, pubblicazione.

*******
Maria Luisa di Borbone-Spagna stava osservando l’edificio che lentamente si mostrava al suo sguardo e inevitabilmente deglutì l’angoscia del momento. Si era detta pronta al viaggio, al matrimonio e all’incontro con il marito, ma l’idea che egli la trovasse ripugnante le bloccò il respiro in gola e la privò del coraggio per scendere.
Lo sportello si aprì nell’esatto momento in cui espirò tutta l’aria dai polmoni. Il valletto in livrea scura con i bottoni lucenti e i guanti canditi eseguì il compito senza prestarle un minimo d’attenzione, come c’era d’aspettarsi, tuttavia ella si era augurata di vedere su quel volto un sorriso di sostegno.
«Vostra Grazia, è ora di scendere» la sollecitò la prima dama, seduta dinanzi a lei.
Maria Luisa parve ricordarsi dell’amica solo in quel momento e accennò un sorriso tirato. Una specie di smorfia che aveva l’intento di dirle: hai ragione, ma sono manchevole d’audacia.
Nel mentre, dietro l’ampia vetrata di fianco all’ingresso del palazzo reale di Innsbruck c’era il giovane sposo. Leopoldo se ne stava seduto faticosamente su una poltrona con gli occhi fissi sulla carrozza che si era fermata ai margini del sentiero e le mani strette a pugno. Le informazioni che gli avevano dato sulla moglie non erano state delle più rassicuranti e il pensiero che la trovasse ripugnante gli aveva tolto il sonno, unendosi all’inusuale malessere che lo aveva colpito.
«Leopoldo, cosa ci fate ancora qui? Dovete uscire e riceverla come si conviene» lo sollecitò la sorella Maria Cristina avvicinandosi alla poltrona sulla quale era seduto.
«Ancora un momento» si lamentò portando un fazzoletto profumato al naso. Nonostante la malattia che lo aveva colpito nei giorni precedenti fosse passata, aveva ancora nausea e capogiri.
«Non lo avete», lo rimbeccò seria, «è vostra moglie. Cosa penserebbe la Spagna di una simile accoglienza?»
«Siete la più petulante» borbottò alzandosi a fatica.
«Può darsi, ma sono anche la più saggia», sorrise nel tentativo di alleggerirgli l’umore, «fate un bel respiro e andate.»
«Lo farò», conciliò con fare teatrale, «anzi, lo faccio» precisò espirando profondamente e, quando ebbe inspirato, si mosse per raggiungere il resto della famiglia già schierata all’esterno.
Quando Maria Luisa scorse la nobiltà ferma sul rialzo, non poté evitare al cuore di battere furioso contro il costato. Gli occhi azzurri saettarono ansiosi su quel drappello di raffinata eleganza in cerca del proprio sposo. Ne aveva visto il ritratto, lo aveva rimirato talmente tanto da essere convinta di saperlo riconoscere anche da distante, invece, quelle figure sembravano tutte uguali.
Avanzare sul sentiero preposto ed essere al centro di ogni sguardo non scatenò nella giovane belle sensazioni. Si sentiva giudicata, non voluta ed era certa che non sarebbe piaciuta né allo sposo né alla di lui famiglia, perché in lei scorreva sì, l’algido sangue austriaco, ma in quel momento percepiva solo il fuoco di quello spagnolo.
Gli occhi cerulei di Leopoldo si posarono esitanti sulla giovane che stava andando loro incontro. È magra! fu il suo primo pensiero, tuttavia, a esso ne seguirono altri meno infelici.
Da quello che poteva notare, infatti, la moglie si muoveva con una grazia naturale e la sua pelle era talmente candida da poter brillare con la luce del sole. Il cuore gli si animò di speranza quando ne incrociò lo sguardo e d’istinto le vide spuntare sulle labbra sottili un lieve sorriso, se fosse stato sincero o finto non gli era dato saperlo, ma le ammorbidiva i lineamenti del volto e a lui sembrò, che gli stesse rivolgendo un saluto cortese.
Quando la sposa arrestò il passo in prossimità della famiglia imperiale, gli occhi di tutti erano posati su di lei, carichi di interesse, aspettativa e sorpresa.
«Bene arrivata, Maria Luisa», l’accolse il Sacro Romano imperatore con un sorriso benevolo sul volto pallido, «benvenuta nella vostra nuova famiglia.»
Nell’udire quelle parole, alla mente della giovane riaffiorarono i racconti del primo incontro dei suoi genitori e una morsa di amarezza le si strinse intorno allo stomaco. Per lei Leopoldo non aveva mosso un passo, anzi, la guardava con un’espressione ambigua che non sapeva proprio come decifrare. Tuttavia, memore degli insegnamenti ricevuti, palesò tutta la propria educazione e, ansiosa, attese che gli eventi seguissero per la loro strada.
Solo quando le presentazioni furono concluse, Leopoldo si decise a raggiungerla. Aveva l’andatura incerta di chi è reduce da una malattia, ma gli occhi azzurri possedevano una luce calda che riuscì persino a raggiungerle il cuore.
«Bene arrivata, Maria Luisa» ripeté le stesse parole del padre, mentre le prendeva una mano con la propria per il baciamano di rito, «sono lieto che siate arrivata da me» precisò, e la dolcezza del tono diede alle parole un suono intimo e delicato.

I festeggiamenti per il matrimonio di Pietro Leopoldo e Maria Luisa erano talmente sfarzosi da riverberare fin sul popolo di Innsbruck. La famiglia imperiale sembrava intenzionata a continuare con le celebrazioni senza posa, partecipando con entusiasmo a balli, ricevimenti e spettacoli teatrali. E fu proprio la sera del 18 agosto del 1765, mentre faceva rientro dal teatro dell’opera, che i festeggiamenti trovarono la loro fine.
Dopo la piacevole serata trascorsa al teatro dell’opera, infatti, la carrozza imperiale sulla quale viaggiava il Sacro Romano Imperatore e il di lui figlio Giuseppe fu costretta a una frenata brusca, perché, l’imperatore Francesco aveva perso i sensi e sul suo volto vi era una smorfia contrita che sembrava non avesse alcuna intenzione di svanire.
Quella stessa notte, il Sacro Romano Imperatore morì, lasciando una moglie addolorata e undici figli sinceramente affranti, tuttavia, alcuni si persero in balia degli eventi, altri, invece, fecero valere i loro personali voleri.

Nel momento in cui la famiglia d’Asburgo Lorena si disperse per raggiungere ognuno la propria dimora, il neo imperatore Giuseppe II si trovò un istante da solo con la cognata spagnola. In quei giorni aveva avuto modo di osservarne l’atteggiamento competente e l’estetica aggraziata e non aveva potuto fare a meno di pensare che una tale grazia sarebbe stata sua, se solo non fosse intervenuto il re di Francia.
«Tutto bene, Altezza?» lo interrogò quando si accorse di essere guardata.
«Sì», sospirò con fare teatrale, «sapete, avete qualcosa che mi ricorda la mia cara Isabella.»
«Penso sia naturale, Maria Isabella era mia cugina.»
«Mi manca terribilmente» confessò con un impeto di onestà.
«Temo sia naturale anche questo», conciliò con un accenno di sorriso, «tuttavia ora avete una nuova moglie ed è a lei che dovrete confidare i vostri pensieri.»
L’uomo emise una risata sterile. «Maria Giuseppa non è la donna per me.»
«Non lo sarebbe stata neanche Maria Luisa», precisò sincera, «ho avuto modo di conoscere l’altra mia cugina e vi assicuro che non possiede le doti della sorella defunta.»
«Però avrei potuto sposare voi, proprio come doveva essere.»
«Parlarne ora è oltremodo inappropriato» replicò con decisione.
«Ma è la verità», ribatté con noncuranza, «a voi non è capitato di pensarci?»
«In gioventù», chiarì come se fossero passati decenni, «non ora che sono sposata con vostro fratello.»
«Leopoldo è sempre stato quello fortunato» ringhiò con malanimo.
«Immagino che non fosse questo il vostro pensiero quando giunse a corte Maria Isabella», ipotizzò infastidita dal tono che aveva usato, «e ogni uomo vi invidiava per la vostra sorte. Si racconta che fosse la donna più bella di tutte.»
«Sì, lo era» intervenne Pietro Leopoldo con tono neutro, e con quello non si capì cosa avesse udito, ma inevitabilmente ci fu un momento di impaccio ambiguo.
Giuseppe guardò il fratello in silenzio per alcuni istanti prima di dire: «Non dovreste lasciare la vostra giovane sposa da sola.»
«Non era sola, era con il mio ineccepibile fratello, nonché Sacro Romano Imperatore», sorrise, «dovreste pensare alla vostra di moglie. Maria Giuseppa vi attende in carrozza.»
«Sì, ora vado» sospirò esasperato prima di uscire e lasciare la giovane coppia.
Fu a quel punto che Pietro Leopoldo dedicò alla moglie uno sguardo indecifrabile, che lei percepì come un silente biasimo.
«Non comprendo il motivo del vostro sguardo» chiarì per nulla intimidita.
«Cosa non vi è chiaro?»
«Siete infastidito perché vostro fratello mi ha rivolto la parola o perché sono stata cortese?»
«Da voi non mi sarei aspettato nulla di diverso, Maria Luisa, tuttavia, ammetto di essere rimasto infastidito dalle sue parole.»
«Quali?»
«Dirvi che avrebbe voluto prendervi in moglie. Ho trovato a dir poco sgradevole una tale asserzione a pochi giorni dalle nostre nozze.»
«Oh, cielo! Parlate sul serio come se vi importasse» rise divertita. «Voi non mi conoscete.»
«Ma siete mia moglie e non gli permetterò di insinuarsi nella vostra mente» precisò, sottintendendo altro che lei però non colse.
«Se è per questo sarò io a non permetterglielo», replicò con uno sguardo altero, «so bene quale sia il mio compito.»
«A volte le mogli lo dimenticano.»
«Mentre i mariti non lo rammentano mai», ribatté seria, «tuttavia non temete, Leopoldo, non somiglio a mia cugina né nell’aspetto né nel carattere.»
«Invece le somigliate molto», contestò avvicinandosi a lei e guardandola negli occhi, «siete sempre pronta a dire ciò che pensate con una spigliatezza invidiabile.»
«E questo vi turba?»
«No. Sto ancora tentando di capire quanto la vostra sicurezza sia vera.»
«Buona fortuna, allora!» ribatté con un risolino.
«Vi prendete gioco di me?»
«No, solo che ho avuto un’ottima insegnante», sorrise, «quindi, vi costerà fatica comprenderlo.»
«Vostre Grazie», li interruppe il valletto dopo aver dato un leggero tocco sulla porta, «è tutto pronto, stanno aspettando solo voi.»
«Ne riparleremo» chiarì Leopoldo lanciandole uno sguardo eloquente e, senza aggiungere altro, le porse la mano per raggiungere la carrozza e partire.

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Alla prossima!

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