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Invidia: capitolo 29

Buona lettura!

Regno di Napoli, febbraio 1739
Gli occhi cerulei di Mary Katrin saettavano dal libro che aveva tra le mani alla fiamma presente all’interno del camino bordato di marmo e pietre, nel salottino privato della giovane Pignatelli, con la cadenza di due respiri. Si sentiva esausta. Intrappolata in una vita che non voleva e che con ogni probabilità non avrebbe mai accettato. In realtà aveva poco di cui lamentarsi. Il rapporto con il Marchese era pressoché perfetto, mentre quello con la piccola Giustiniana era notevolmente migliorato, tuttavia, la discussione con la regina, avvenuta nel mese di novembre, ancora le pesava sull’animo. Non riusciva ancora a credere che la regina l’avesse smascherata e, nonostante le avesse detto di crederle, alla fine non aveva più voluto vederla.
Quel fallimento continuava a pungolarle il petto perché era difficile da accettare.
«Mary Katrin, mi state ascoltando?» parlò la bambina, muovendo le gambe in modo sconveniente.
«In realtà no», rispose dedicandole uno sguardo severo, «ero distratta dal vostro sgambettare inappropriato.»
«Vi prego, non siate tanto noiosa», l’ammonì la bambina con un sorriso, «so bene che non si fa, ma le gambe formicolano a causa delle calzature.»
«Domani verrà il vostro modellista e sistemeremo l’inconveniente.»
«Lo so, Mary Katrin», sospirò la piccola con fare teatrale, «ma non vi stavo parlando di questo.»
Mary Katrin sospirò a sua volta. «E di cosa?»
«Oh cielo! Ma perché non mi prestate la dovuta attenzione?» si irritò, alzandosi dalla poltrona per avvicinarsi a lei e puntarla con un dito intimidatorio. «Vi ricordo che siete la mia dama.»
«Anche se volessi dimenticarlo non potrei, Giustiniana, non fate altro che ripeterlo.»
«Siete voi che mi costringete a farlo», si giustificò tornando a sedere, «se solo mi mostraste un minimo di attenzione non sarei tanto seccante.»
«Ammettete di essere petulante?» espirò chiudendo il libricino.
«Sì, so di essere fastidiosa, Mary Katrin, ma detesto vedervi sorridere con Antonio ed essere scontrosa con me.»
Quella confessione colse l’austriaca talmente impreparata, che fu costretta a sbattere le palpebre per schiarire la vista ed essere sicura di non assistere a un abbaglio.
«Ho capito bene? Siete gelosa del Marchese?»
«Non sono gelosa. Non siate ridicola!» attaccò la bambina con impaccio. «Ma durante i nostri incontri vi vorrei presente.»
L’austriaca sorrise. «Avete ragione, Giustiniana, in questi giorni sono particolarmente distratta. Vi chiedo di perdonarmi.»
«Cosa vi fa essere distratta?»
«Niente che vi possa rivelare.»
«Ma avevate detto che potevamo essere amiche» le ricordò mentre incrociava le braccia al petto e imbronciava il viso.
«Infatti lo siamo» confermò. «La postura, Giustiniana» la riprese con tono gentile.
La bambina sciolse l’intreccio di braccia, raddrizzò la schiena e chiuse le mani in grembo. «Va meglio?» ironizzò.
«Molto meglio» le sorrise.
«Perché non volete confidarvi con me?» tornò all’attacco.
«Perché ciò che mi turba non è adatto a una giovane della vostra età.»
«Si tratta di un innamorato?» curiosò con occhi scintillanti.
«Giustiniana, non affronteremo questo discorso.»
«Siete noiosa!»
«Lo so.»
Passarono solo pochi istanti e la bambina riprese a parlare. «Tornerò sull’argomento», promise sicura, «comunque, prima vi stavo parlando della Regina.»
«La nostra Regina?»
«Ovvio», ribatté senza perdersi d’animo, «avete saputo che sta rischiando di morire?»
Mary Katrin sentì il cuore spingere contro il costato per la tensione.
«Come?»
«A quanto pare ha contratto il morbo del vaiolo», spiegò saccente, «e l’hanno subito separata dal Re. Ora, Egli è da qualche parte nel miglio d’oro.»
«E voi come fate a saperlo?»
«Ho origliato una conversazione di mio fratello. Glielo hanno comunicato poco fa.»
«Dobbiamo scrivere al Re» si alzò in piedi con un movimento fluido.
«Per dirgli cosa?» la seguì la bambina fuori dal salottino.
«Gli mostreremo il nostro rammarico per la tragedia e la nostra volontà di pregare per la di Lei guarigione» spiegò, marciando verso lo studio del Marchese.
«Ma noi non lo stiamo facendo» sbuffò con malagrazia.
«Lo faremo», chiarì sicura, «faremo tutto ciò che è in nostro potere per essere dei sudditi degni di fare da esempio.» Forse aveva trovato il modo per riscattarsi, sul serio.

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