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Invidia: capitolo 30

Buona lettura!

In viaggio, aprile 1739
Il volto teso del capitano della Onore era ombreggiato da una barba folta, lunga e scura, mentre scrutava la terra che si stagliava all’orizzonte. Era stato via talmente a lungo, che una parte di lui aveva temuto di non riconoscerla, invece, tutta la morfologia gli sembrava familiare come se ne avesse immagazzinato ogni dettaglio durante la partenza. E con ogni probabilità era accaduto proprio così, perché ricordava ancora quel giorno di dicembre, nel quale era rimasto fermo sul ponte con lo sguardo rivolto verso il molo in cerca di un volto amico. Quel volto, che nonostante tutto non era riuscito a dimenticare.
«Finalmente ci siamo» parlò Sanchez, al suo fianco, con entusiasmo contenuto. «Credo, amico mio, che questo sia stato il viaggio peggiore di sempre.»
«Difficile», lo corresse il capitano, «ma l’abbiamo superato.»
«Spero che il Re sia contento del nostro operato.»
«Lo sarà» lo tranquillizzò, cauto. Percepiva una certa apprensione che non voleva condividere con i suoi uomini, perché erano già abbastanza stanchi. La verità, era che il lavoro di pirata o corsaro differiva da quello di mercante, a detta di molti, i primi due erano più pericolosi, ma lui non aveva mai rischiato di morire come gli era accaduto durante quel viaggio. Mare, terra, e tempeste avevano creato una concomitanza di eventi che gli avevano creato non pochi problemi. Forse aveva sbagliato a partire tanto in fretta. La prossima volta, si disse con la speranza che ci sarebbe stata, dovrò considerare meglio venti e clima. A sua discolpa, tuttavia, si poteva dire che non si fosse mai spinto tanto lontano.
«Me lo auguro, capitano, perché ho un disperato bisogno di spendere i miei soldi in una locanda.»
«Pensi sempre a bere» lo riprese con un ghigno divertito, il primo da molti giorni, perché sapeva bene quale fosse il chiodo fisso di Antonio, che poi era lo stesso per tutto l’equipaggio.
«Certo, a bere» sghignazzò passando una mano sopra i capelli stopposi. Oramai era un ammasso di nodi impossibile da districare. «Ma ammetto che anche un bagno non mi dispiacerebbe.»
«In questo ti do ragione, amico mio, un bagno con acqua pulita ci vuole.»
Mentre loro discutevano di argomenti più o meno futili, la nave era stata ancorata al fondale.
«Terra» mormorò Gabriel sottovoce, imboccando la passerella per poggiare i piedi sul molo in legno che sfrigolò sotto il suo peso. Come prima cosa si inginocchiò per baciare la terra e, senza perdere tempo, diede il comando di avvisare gli uomini del sovrano del suo arrivo.

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