Vai al contenuto

Invidia: capitolo 32

Buona lettura!

Napoli, aprile 1739
Gli occhi cerulei tornarono nelle iridi d’ebano in cerca di comprensione. In realtà, voleva capire la natura di quel sospiro affranto e porvi un qualche rimedio.
«Dovresti davvero andare» seguitò a dire lui, dopo un lunghissimo sguardo silenzioso.
«Gabriel» pigolò, non sapendo neanche lei per quale ragione. Sapeva solo che non voleva andarsene.
«Dico sul serio» chiarì. In simultanea il suo corpo si avvicinò a quello di lei. «Stare qui, con me, mina alla tua reputazione.»
«Non so cosa farmene della reputazione» disprezzò con rabbia.
«Non dirlo. Non minimizzare ciò che sei» tentò ancora di farla ragionare. Per lei e per se stesso. Non poteva cedere alla passione. Non doveva.
«Te l’ho detto. Io sono niente.»
«Appartieni a una famiglia aristocratica, Katrin, tu sei una nobildonna, e lo sei anche se non riesci a percepirlo.»
«Va bene, lo sono, ma la mia vita è priva di ogni libertà. Ormai vivo come una serva.»
«Una serva, appartenente a una famiglia titolata.»
«Hai detto bene. È La mia famiglia ad essere titolata. Io sono solo Mary Katrin, una donna, la cui unica concessione è racchiusa nella scelta di essere qui.»
«Katrin, mi stai mettendo in una posizione difficile» si trovò a dire con rammarico.
Capiva bene cosa volesse dire. Lui era nato e cresciuto senza alcuna libertà di scelta. E quella che aveva conquistato in età adulta, era troppo preziosa per potervi rinunciare.
«Non ti sto chiedendo nulla.»
«Invece sì. Sei ancora qui, nella mia cabina, bella da togliere il fiato, evidentemente bisognosa di attenzioni e io inizio a credere di essere impazzito, perché sto continuando a resisterti.»
«Sì, ho bisogno di attenzioni» ammise, cauta. Abbassando lo sguardo sulle tavole consunte del pavimento. «Ma ho bisogno anche di un amico.»
«Cerchi un amico?» gli scappò da ridere.
«Sì.»
«E vuoi che lo sia io? Vuoi che sia tuo amico?»
«Sì», tornò a guardarlo negli occhi, i residui dei giochetti a vibrarle negli occhi, «in questo modo non avrai nulla da temere.»
Gabriel scosse la testa con breve e scettico divertimento. «Dimmi, amica, perché sei qui?»
«Voglio andare via.»
«In che senso?» la voce gli si strozzò in gola. Era convinto che lei lo volesse provocare. Sicuro che desiderasse sentirsi amata, invece, voleva che la aiutasse a fuggire. Non lo aveva minimamente previsto.
«Gabriel, voglio lasciare Napoli. Voglio partire con te.»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: