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Invidia: capitolo 35

Buona lettura!

Napoli, settembre 1740

Mary Katrin continuava a camminare avanti e indietro nella stanza privata senza provarne alcun giovamento. Sapere che fosse attraccato e intuire dove fosse a quell’ora con il favore del buio, le fece salire in gola un’amarezza difficile da ignorare.
«Cosa ci fate ancora in piedi?» domandò il marchese di Galatone quando riconobbe la dama ferma accanto alla finestra.
«Non riesco a dormire.»
«Cosa vi inquieta?»
«Niente di importante,» espirò e si volse a guardarlo, «voi come mai siete qui?»
«Mia madre ha preteso che tornassi oggi.»
«Come mai?» chiese, nonostante sapesse la risposta.
«Pensate sul serio che potessi chiederglielo?» sorrise avvicinandosi alla donna.
«Avete visto vostro padre?»
«No. È troppo impegnato con il Re» espirò a sua volta prima di fermarsi accanto a lei. «A quanto pare è riuscito a farsi perdonare tutto. Si vocifera che vogliano addirittura dargli la carica di ambasciatore in Spagna.»
«E la cosa vi infastidisce?»
«Certo che sì. Io mi comporto bene da anni e non ho niente. Loro due sono pessimi e hanno tutto.»
Mary Katrin allungò una mano su quella di lui per infondergli sostegno. «Verrà il vostro momento. Non temete.»
«Grazie a voi l’ho avuto,» si mortificò cercandone lo sguardo, «ma con il ritorno di mio padre ho dovuto fare un passo indietro. Sono quasi due anni che non frequento il re.»
«Non disperate, marchese, in politica i legami sono fragili come un filo sottile.»
«Non chiamarmi marchese quando siamo soli,» la rimproverò sottovoce, lasciando scivolare lo sguardo sulla camiciola sottile, «lo sai che lo detesto.»
«Ma è ciò che siete.»
Antonio accennò un sorriso a mezza bocca prima di azzerare le distanze e mormorarle a fior di labbra, «Mi sei mancata.»
«Antonio, potrebbe entrare qualcuno» tentò di allontanare la sua presa, ma lui l’aveva già attirata a sé.
«Che entrino pure, cosa vuoi che importi?»
«Per voi forse, ma per me potrebbe essere un problema. Finirebbero per dire che io vi abbia circuito.»
«In realtà, sono stato io a insidiare voi.»
«E chi volete che ci crederebbe?» replicò, sentendosi subito stranita. E il suono di quelle parole le riportarono alla mente l’ultimo incontro con il capitano della Onore.
Per tutti i cieli!
Il diciottenne quasi non l’ascoltò, troppo impegnato a studiarne la linea delle labbra. «Nessuno può parlare dei miei sentimenti o decidere per me.»
«Non essere visionario,» gli diede del tu per correggere i suoi pensieri, «per noi non c’è alcun futuro.»
«Allora perché mi avete assecondato?»
«Perché avevo bisogno di affetto.»
«Affetto?» si rabbuiò allontanandosi di scatto da lei. «Capisco, hai saputo che è a Napoli e fai la difficile?»
«Non capisco…»
Antonio ritornò su di lei con un movimento deciso, la afferrò per la vita e la spinse contro la vetrata, bloccandola con la pressione del suo bacino. «Non trattarmi da sciocco, Katrin.»
«Cosa vuoi che ti dica?»
«Voglio che tu stia zitta,» posò la bocca su quella di lei con un bacio a stampo che divenne subito urgente, «no, non è vero», negò la sua stessa ammissione tra un bacio e l’altro, mentre la mano sollevava il tessuto e cercava un contatto con la sua pelle, «voglio farti dimenticare Cortez e sentirti gemere per me. Solo per me.»

Alla prossima!

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