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Invidia: capitolo 44

Buona lettura!

Napoli, dicembre 1740
La sera era scesa sull’edificio barocco del marchese di Galatone già da diverse ore e gli abitanti della casa erano quasi tutti a dormire. Mary Katrin, per esempio, era una delle poche ad essere sveglia, infatti se ne stava seduta dinanzi al camino bordato di marmo e pietre della propria camere, con le gambe distese verso la fiamma e gli occhi intrappolati sulle righe del romanzo. La fiamma scaldava l’ambiente con dovizia, mentre il suo sfrigolio si inframezzava ai respiri leggeri. Tutto stava procedendo come di consueto, quando la porta si aprì d’improvviso e con un tonfo, causandole il batticuore.
«Antonio!» squittì di sorpresa. «Che modi sono?» insisté, rivolgendosi con irritazione e sgomento.
«I miei» replicò con stizza, avvicinandosi a lei con una camminata incerta.
Mary Katrin sospirò e la guardò seria. «Avete bevuto.»
«Non ti sfugge niente.»
«Un uomo con il vostro stile dovrebbe fare attenzione a come compare in pubblico» si alzò per andare a chiudere la porta.
«Non darmi lezioni, Katrin» sbuffò, avvicinandosi e puntandole contro un dito minaccioso, «da te proprio non le accetto.»
«Cosa vorresti dire?» lo fronteggiò diretta.
«Ti sei vista con il capitano.»
«Anche se fosse qual è il problema? Tu ed io abbiamo un rapporto ben definito.»
«Esatto. Tu sei mia, Katrin, e lo sarai fino a quando non mi sarò stancato di te.»
«Fingerò di non aver udito» chiarì, seria. Quella pretesa era oltraggiosa e tuttavia eccitante. Cosa avesse di sbagliato non le era chiaro, ma non poteva negare di sentirsi attratta da quella forma di possesso.
«Potrai anche fingere, Katrin», l’afferrò per la vita con una presa decisa, «ma lo sai che è vero.»
«Io non sono una vostra proprietà» tentò una difesa, scarsa, quanto la voglia di fuggire. In realtà voleva solo sentirsi desiderata.
Una mano di Antonio le risalì il busto fino a bloccarle il mento, la guardò per un istante negli occhi e senza aggiungere altro la baciò e la prese con passione e urgenza, facendole capire che lei non fosse altro che niente.

Alla prossima!

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